Ambientalismo o meteoropatia?

Sostengo con convinzione l’ondata delle manifestazioni Global Strike for Future per il fatto che vedo emergere nuovamente i giovani, coloro che incarnano e rappresentano in ogni presente il futuro. Tuttavia, la macchina mediatica-ideologica della società dello spettacolo, che non è in mano alle giovani generazioni, sta già intorpidendo le acque inquinando persone e idee. 

Ci risiamo, dunque, la coscienza degli adulti si sveglia intorpidita dal sogno della Economica (che in realtà è l’incubo del Capitalismo) e cosa propone per sé e per il mondo in vista della catastrofe? Semplicemente il contrario di ciò che ha fatto fino ad ora. Angosciata dal senso di colpa rifiuta tutto quello che ha fatto fino ad ora e trova nella simmetria degli opposti la via della salvezza: rinunciare alla carne per diventare vegani (nemmeno vegetariani), usare il treno e non l’aereo, se usare l’auto meglio quella elettrica, differenziare i rifiuti … e via di passo. La simmetria invece della misura.

Le parole d’ordine del nuovo ordine etico sono rinuncia e pauperismo, invocando un ritorno alla abbandonata “Natura”, dal momento che la “Cultura” e in particolare la “Tecnica”, ovvero tutto ciò che ha reso l’uomo tale in milioni di anni, ci è ostile e ci porterà alla catastrofe. So che una parte del vasto mondo ambientalista, in particolare nelle società tecnologicamente più avanzate, ha intersecato le nuove tecnologie (intelligenza artificiale, robotica, ingegneria genetica…) trovandovi il sostegno per un nuovo rinascimento, si fanno chiamare post-umanisti o trans-umanisti. Sono tentativi di salvare con l’uomo anche la sua cultura, tecnologica, tuttavia il loro entusiasmo così come il pessimismo di molti altri ambientalisti più naturalisti che vogliono salvare il Pianeta (una volta si voleva salvare il Mondo) mostrano più che una nuova ideologia il sorgere di una visione del mondo religiosa.

La parola emergente nel lessico ambientalista usato per titolare sui quotidiani i sempre più numerosi articoli sull’inquinamento planetario e sugli effetti catastrofici del cambiamento del clima è colpa: “La Terra è malata e la colpa è nostra”.

Ad un secolo dalla pubblicazione del “Il tramonto dell’occidente” di Oswald Spengler, dopo il colonialismo, due guerre mondiali, l’olocausto, la bomba atomica, le crisi finanziare-economiche, l’inquinamento planetario, l’immigrazione, il terrorismo, il cambiamento climatico, la coscienza occidentale appare ormai esausta e dominata dal senso di colpa. E poiché tale senso di colpa viene vissuto soggettivamente (ricordate “avete vissuto al di sopra delle possibilità” o “la festa è finita” ?) i rimedi ai mali del mondo non possono che essere individuali: “Ecco i gesti quotidiani da fare per salvare il clima” titola ancora un quotidiano.

Quando ci si risveglia tutto appare semplice: io devo cambiare il mio stile di vita e se tutti lo faranno allora le cose cambieranno davvero. Sembra di ritornare ad una predicazione di antica memoria che evoca alcuni fondamenti della nostra cultura. Il problema è però come fare ad influenzare gli altri: con l’esempio in famiglia, l’educazione nelle scuole, i social nel web, la politica nelle istituzioni? Ecco che ricadiamo nella realtà che implacabilmente trasforma ciò che voglio in ciò che posso, una realtà dominata dalla economia, dalle relazioni conflittuali tra gli Stati, dal potere della comunicazione mediatica e dalla levatura dei politici. 

Che fare, allora? Mi piace la sicurezza mostrata dai discorsi di Greta Thunberg, ma temo che le soluzioni non esistano perché sono già conosciute, piuttosto esse si troveranno lungo la strada sì, dell’agire, procedendo in un continuo confronto collettivo, a condizione però di avere prima pensato. E pensare non è conoscere, le soluzioni non sono un fatto tecnico, ma culturale e si troveranno nella mentalità con cui si capirà la realtà e nel modo con cui la si affronterà. In altre parole le soluzioni sono dentro la Cultura e se dobbiamo privilegiare le giovani generazioni rispetto a quelle più anziane è perché esse vivranno in un futuro che non ha posto per noi adulti del presente. 


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Il Sole si leverà anche in Occidente

Rileva Levi-Strauss in L’altra faccia della luna. Scritti sul Giappone che il popolo giapponese è il primo patrimonio del Giappone. Questa verità sul significato di “popolo”, che in occidente viene ridotto al concetto economicistico di “capitale umano” e per altro risulta meno riscontrabile, ci indica tuttavia un limite storico del Paese del Sol Levante.

La separazione dei giapponesi dagli stranieri perseguita con volontà e tenacia per secoli al fine di difendere e mantenere le proprie tradizioni autoctone li ha portati a denotare la propria cultura con il fenotipo. 

Tuttavia, la dicotomia tra giapponesi e gaijin (straniero) ancora presente nella società apparirà loro sempre meno sopportabile, non solo sul piano utilitaristico ed economico, nella misura in cui viene meno alle premesse e principi della loro stessa originaria cultura, la quale si fonda sulla relazione (non esistono entità di base), sul carattere situazionale di ogni cosa simbolicamente collegata a qualcos’altro, sulla costante ricerca dell’armonia.

Immersi in una matrice materialista e relativista che non concepisce la cultura come variabile indipendente, ovvero dalla quale dipendono tutte le attività umane, come la politica e l’economia, le comparazioni tra paesi diversi, ancor più tra quelli occidentali e asiatici, risultano fuorvianti o errate nella misura in cui le variabili delle analisi, quali per esempio demografia e immigrazione, al di là della oggettività dei dati riportati, vengono trattate con il metro e il giudizio occidentali.

Nella prospettiva della globalizzazione, sia per ragioni di carattere demografico, politico ed economico, l’isolamento residuale di questo arcipelago risulterà sempre meno sostenibile e il Giappone ancora una volta avverte oggi (come già nel periodo Meiji e con il dominio Usa dopo la II Guerra Mondiale) la necessità di porvi rimedio (accordo di partenariato economico con la UE, apertura all’immigrazione, Olimpiadi, turismo,…).

Tuttavia, sarebbe un errore fatale per tutti pensare, magari sperare, che il Giappone alla fin fine venga assimilato alla visione del mondo occidentale, la vera globalizzazione del pianeta. 

Per i giapponesi si tratta, dunque, di aprirsi al mondo dimostrando con la loro cultura che la modernizzazione tecnologica non implica necessariamente la totale acquisizione del modello occidentale di società, mentre per noi occidentali si tratta di uscire dal nostro tramonto. Come osserva acutamente l’antropologo Alan Macfarlane il Giappone ci indica un terzo tipo di civiltà moderna e rappresenta una reale alternativa per il nostro immaginario culturale ormai esausto.

Come dicono spesso i giapponesi usando l’espressione in diversi contesti: yōsu wo mimashō, vediamo un pò come vanno le cose.

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Per essere democratici bisogna essere un popolo.

Da quando Angela Merkel ha dichiarato, dopo gli esiti delle elezioni in Assia, di lasciare la direzione della Cdu, di rinunciare alla propria candidatura nel 2021 né di volere altri incarichi politici, sono iniziati i commenti sul futuro della politica in Germania, quindi in Europa, quindi in Italia. Già si scorgono le avvisaglie delle solite critiche italiane rivolte alla Germania, in realtà esternazioni di amore-odio, che ci accompagneranno fino alle prossime elezioni politiche tedesche del 2021. Continua a leggere

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L’accoglienza non è una parola

In una scena di un film sulla guerra in Afghanistan (anni 2002-2008) una reporter  di guerra americana passeggia al mercato di Kabul in compagnia di un fotografo inglese suo amico, di fronte ad un ragazzino mendicante si fermano: Lei “Non farlo, è una truffa”,  Lui “Ah, pensi questo?… davvero? Lo so che è una truffa… allora? Comunque sia chiede l’elemosina” e gli porge del denaro.  Continua a leggere

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Promozione libro

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Il principio di finalità esterna

“La massa non sa cosa sta succedendo e non sa neanche di non saperlo” (Noam Chomsky).  In uno stormo di uccelli un uccello ha due scopi, uno definito interno che riguarda la propria personale esistenza, l’altro servire lo stormo. Lo stormo si serve dell’uccello per portare avanti una propria finalità in cui l’individuo compare solo come “la parte del tutto”. Questa finalità esterna all’individuo condiziona all’individuo tutta la sua esistenza ma l’individuo non ha alcuna coscienza di agire per conto dello stormo.

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Adda venì Federico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La frontiera non è un limite.

“Combattere la tecnologia significa combattere l’ingegno umano”. Con questa affermazione il programma di Intelligenza Artificiale della IBM Project Debater si è recentemente confrontato, sotto le vesti di un display dalle dimensioni umane e con voce sintetica femminile, in un dibattito Continua a leggere

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La cortina di ferro del XXI secolo

Una nuova forma di mal d’Africa si propaga nel mondo. Non è la nostalgia per il continente, ma il ritorno al colonialismo nella versione aggiornata  di una guerra fredda tra le potenze globali, questa volta tre: Cina, Russia e Stati Uniti.

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La storia non ammette la tabula rasa

Arthur Schopenhauer diceva: “Tutti prendono i limiti della loro visione per i limiti del mondo”. Gli esiti dell’elezione del 4 marzo non annunciano una catastrofe, ma al contrario indicano un passaggio evolutivo nella politica italiana, tanto auspicabile quanto necessario, per entrare nel futuro del terzo millennio. Che muoiano i partiti della sinistra italiana è un bene, ma il problema diventa: chi e come recupererà i principi sani della sinistra?   Continua a leggere

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