Il sole si leverà anche in Occidente

Scrive Levi-Strauss in L’altra faccia della luna. Scritti sul Giappone che il popolo giapponese è il primo patrimonio del Giappone. Questa verità sul significato di “popolo”, che in occidente viene ridotto al concetto economicistico di “capitale umano” e dove risulta per altro meno osservabile, ci indica tuttavia un limite storico del Paese del Sol Levante.

La separazione dei giapponesi dagli stranieri perseguita con volontà e tenacia per secoli al fine di difendere e mantenere le proprie tradizioni autoctone li ha portati a denotare la propria cultura con il fenotipo. 

Tuttavia, la dicotomia tra giapponesi e gaijin (straniero) ancora presente nella società apparirà loro sempre meno sopportabile, non solo sul piano utilitaristico ed economico, nella misura in cui viene meno alle premesse e principi della loro stessa originaria cultura, la quale si fonda sulla relazione (non esistono entità di base), sul carattere situazionale di ogni cosa simbolicamente collegata a qualcos’altro, sulla costante ricerca dell’armonia.

Immersi in una matrice materialista e relativista che non concepisce la cultura come variabile indipendente, ovvero dalla quale dipendono tutte le attività umane, come la politica e l’economia, le comparazioni tra paesi diversi, ancor più tra quelli occidentali e asiatici, risultano fuorvianti o errate nella misura in cui le variabili delle analisi, quali per esempio demografia e immigrazione, al di là della oggettività dei dati riportati, vengono trattate con il metro e il giudizio occidentali.

Nella prospettiva della globalizzazione, sia per ragioni di carattere demografico, politico ed economico, l’isolamento residuale di questo arcipelago risulterà sempre meno sostenibile e il Giappone ancora una volta avverte oggi (come già nel periodo Meiji e con il dominio Usa dopo la II Guerra Mondiale) la necessità di porvi rimedio (accordo di partenariato economico con la UE, apertura all’immigrazione, Olimpiadi, turismo,…).

Tuttavia, sarebbe un errore fatale per tutti pensare, magari sperare, che il Giappone alla fin fine venga assimilato alla visione del mondo occidentale, la vera globalizzazione del pianeta. 

Per i giapponesi si tratta, dunque, di aprirsi al mondo dimostrando con la loro cultura che la modernizzazione tecnologica non implica necessariamente la totale acquisizione del modello occidentale di società, mentre per noi occidentali si tratta di uscire dal nostro tramonto. Come osserva acutamente l’antropologo Alan Macfarlane il Giappone ci indica un terzo tipo di civiltà moderna e rappresenta una reale alternativa per il nostro immaginario culturale ormai esausto.

Come dicono spesso i giapponesi usando l’espressione in diversi contesti: yōsu wo mimashō, vediamo un pò come vanno le cose.

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Per essere democratici bisogna essere un popolo.

Da quando Angela Merkel ha dichiarato, dopo gli esiti delle elezioni in Assia, di lasciare la direzione della Cdu, di rinunciare alla propria candidatura nel 2021 né di volere altri incarichi politici, sono iniziati i commenti sul futuro della politica in Germania, quindi in Europa, quindi in Italia. Già si scorgono le avvisaglie delle solite critiche italiane rivolte alla Germania, in realtà esternazioni di amore-odio, che ci accompagneranno fino alle prossime elezioni politiche tedesche del 2021. Continua a leggere

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L’accoglienza non è una parola

In una scena di un film sulla guerra in Afghanistan (anni 2002-2008) una reporter  di guerra americana passeggia al mercato di Kabul in compagnia di un fotografo inglese suo amico, di fronte ad un ragazzino mendicante si fermano: Lei “Non farlo, è una truffa”,  Lui “Ah, pensi questo?… davvero? Lo so che è una truffa… allora? Comunque sia chiede l’elemosina” e gli porge del denaro.  Continua a leggere

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L’astuzia dell’intelligenza. Parte terza: l’oracolo del terzo millennio.

La ricchezza e la vita delle società in cui domina il modo di produzione capitalistico  si sono presentate a Karl Marx come una immensa raccolta di merci  e a Guy Debord come un immenso accumulo di spettacoli.  Oggi si presentano a noi tutti come una immenso accumulo di dati.   Continua a leggere

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Promozione libro

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Il principio di finalità esterna

“La massa non sa cosa sta succedendo e non sa neanche di non saperlo” (Noam Chomsky).  In uno stormo di uccelli un uccello ha due scopi, uno definito interno che riguarda la propria personale esistenza, l’altro servire lo stormo. Lo stormo si serve dell’uccello per portare avanti una propria finalità in cui l’individuo compare solo come “la parte del tutto”. Questa finalità esterna all’individuo condiziona all’individuo tutta la sua esistenza ma l’individuo non ha alcuna coscienza di agire per conto dello stormo.

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Adda venì Federico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La frontiera non è un limite.

“Combattere la tecnologia significa combattere l’ingegno umano”. Con questa affermazione il programma di Intelligenza Artificiale della IBM Project Debater si è recentemente confrontato, sotto le vesti di un display dalle dimensioni umane e con voce sintetica femminile, in un dibattito Continua a leggere

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L’astuzia dell’intelligenza. Parte seconda: lo specchio dell’uomo.

Secondo Hannah Arendt  l’età moderna si denota per  l’alienazione del mondo. Sia che l’alienazione abbia origine dal modo di produzione capitalista  (Marx) o che sia connaturata al pensiero stesso (Hegel), questa proiezione dell’uomo al di fuori di sé, dopo l’invocazione  del punto di Archimede col quale sollevare il mondo, si è manifestata nei tre eventi  che hanno introdotto l’uomo nell’era moderna: Continua a leggere

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L’astuzia dell’intelligenza. Parte prima: la paura per l’ignoto.

Dopo la guerra nucleare, il terrorismo, l’immigrazione e l’inquinamento globale si sta instillando nelle menti una nuova paura: l’Intelligenza Artificiale (IA). Libri, articoli, dibattiti, convegni, film e fiction sul suo progredire e sull’impatto delle nuove tecnologie quali Robotica, Nanotecnologie e 

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