L’incompletezza della filosofia occidentale

Tocca il cielo la statura di Umberto Galimberti quando si dichiara greco in un paese impregnato di cultura cattolica. Stimo la sua etica e condivido buona parte della sua analisi. È pur vero che il suo sguardo ci può apparire triste e la sua visione a tratti incline al pessimismo, d’altra parte da Hegel in poi sappiamo bene che la consapevolezza della realtà ci porta alla coscienza infelice.

Dopo aver spiegato incontrovertibilmente che la cultura occidentale ha origine dalla sapienza greca e dal pensiero giudaico-cristiano, Galimberti giunge attraverso il suo percorso ai confini di un mondo, il nostro mondo, rilevandone l’inevitabile tramonto. Nel suo recente libro Heidegger e il nuovo inizio Umberto Galimberti risale l’evoluzione del pensiero occidentale dalla tecno-scienza, oggi pensiero dominante, alla sapienza greca oltre Aristotele, Platone e Socrate, soffermandosi sul consolidamento psichico del cristianesimo bimillenario, per giungere al limite del pensiero occidentale che ha privilegiato il logos.

Appare in questo modo il pensiero occidentale essere un sistema chiuso, ancorché esaurito, arrivando a porsi la domanda cruciale: giunti al tramonto dell’Occidente quale pensiero ci condurrà ad un nuovo inizio? La via d’uscita proposta dall’autore sarà data dai poeti. L’autore rimbalza sul muro che segna il confine raggiunto ripiegando sulla poiesis, l’alternativa greca della “poesia” come generatrice di nuove parole e nuovi significati. Ciò promuove nuove indagini sul linguaggio, con il rischio di essere condotte all’interno dei parametri della cultura d’appartenenza.

Tuttavia, la domanda sul nuovo inizio ne prevede un’altra che è preliminare: la prospettiva di superamento è individuabile all’interno del sistema di pensiero greco-giudaico-cristiano? In altre parole si può superare un pensiero usando gli elementi che lo fondano e strutturano? Quello che qui mi interessa rilevare è la dis/continuità esistente tra la impostazione Eurocentrica della filosofia, intesa come universale, e l’apertura al diverso orizzonte rappresentato dal pensiero dell’oriente asiatico. Dis/continuità in quanto si pone la necessità di individuare differenti connessioni capaci di fondare il nuovo inizio.

Lo stesso Heidegger intravide questa via di fuga quando scrisse «(…) per pensare, meditare, sul profondo sconvolgimento del mondo in cui viviamo e aprirsi al futuro occorre riprendere il confronto con i pensatori greci, che rimane il fondamento della nostra esistenza storica, e così preparasi per l’indispensabile dialogo con il mondo dell’oriente asiatico». E ancora «Il confronto con l’Asiatico fu per l’Esserci greco una feconda necessità; per noi oggi, in tutt’altro modo e in dimensioni molto più grandi, esso è la decisone sul destino dell’Europa e di quel che si chiama “mondo occidentale”» (Aufenthalte)

Galimberti si rivolge al metodo socratico teso ad considerare i fondamenti del pensiero al fine di criticare le opinioni diffuse e fare pulizia dei pregiudizi. Ma l’ultimo dei pregiudizi, l’ultima delle opinioni, dal quale anche Galimberti sembra non liberarsi è proprio quello di ritenere il pensiero greco come unica sorgente possibile di ogni pensiero, come modo di pensare universale. L’autore sembra non voler prendere in considerazione il pensiero della “altra faccia della Luna” (Levy-Strauss).

Un ulteriore contributo per il superamento del pensiero occidentale proviene dagli sviluppi della logica e matematica. Così come Heidegger è stato il più grande filosofo del novecento, il suo contemporaneo Kurt Göedel è stato uno dei più grandi logici e matematici di tutti i tempi. Questi riteneva che vi fossero delle realtà vere ma non dimostrabili e che, tuttavia, gli esseri umani possedessero una modalità intuitiva, non solo computazionale, per arrivare alla verità. I suoi teoremi di incompletezza non pongono limiti a ciò che può essere riconosciuto come vero dall’uomo.

Si è discusso molto e criticamente sulla transferibilità in ambito filosofico dei concetti espressi da questi teoremi logici e matematici, tuttavia è almeno intuibile ritenere che agendo all’interno di un sistema si può affermare che o una affermazione non è dimostrabile al suo interno, oppure il sistema non è coerente.

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