L’eguaglianza comporta che la società dia a tutti gli individui la pari opportunità per esprimere e valorizzare i propri talenti. In questo quadro riconoscere Il merito significa gratificare l’individuo nella sua specifica personalità e quindi renderlo appagato. Ma le pari opportunità comportano l’assicurazione di un livello di benessere comune (welfare state), perché esiste una povertà assoluta in relazione ai bisogni e ai diritti, che è intollerabile, ed un’altra povertà relativa, che è accettabile nella misura in cui è giustificabile e modulabile.
Il problema non è accettare o rifiutare la disuguaglianza nella ricchezza, purchè questa sia lecitamente derivata dalle proprie capacità, ma di garantire che la sua distribuzione sia fondata esclusivamente sul merito, e che l’eccedenza di ricchezza concentrata in pochi individui, intollerabile e pericolosa in quanto concentrazione di potere, che tende a confliggere coi principi democratici, possa essere redistribuita alle nuove generazioni.
Quali sono oggi i fattori che impediscono e frenano lo sviluppo sociale ed economico nel nostro paese? Indichiamo qui due emergenze, che dovrebbero occupare i primi posti della agenda politica di un governo riformatore: l’evasione fiscale e la criminalità organizzata.
L’evasione fiscale procura alla collettività un duplice danno economico e morale, in quanto da una parte sottrae risorse allo Stato e dall’altra alimenta la disuguaglianza tra i suoi membri. Il sottrarsi in una democrazia dal dovere primario verso la comunità di “pagare le tasse” pone l’individuo al di fuori del diritto stesso di cittadinanza, in quanto tende a sovvertire l’ordine sociale costituito. L’evasore commette un crimine di gravità paragonabile a quella di un attentato allo Stato e alle Istituzioni. Da questa considerazione deriva che la lotta all’evasione fiscale deve essere concepita come una questione di difesa della Costituzione e dell’ordine pubblico, da trattarsi alla pari della lotta che lo Stato dichiara al terrorismo e alla criminalità organizzata. Una tale determinazione comporta una duplice linea d’azione: realizzare riforme fiscali e politiche economiche che rendano il fenomeno dell’evasioine / elusione meno facile da attuare e meno conveniente da sostenere, e simultaneamente mobilitare la forza repressiva con la massima energia e rigore, non solo finalizzandola alla seppur conveniente politica del recupero crediti, ma alla missione più radicale della rieducazione del cittadino.
La criminalità organizzata, per la sua radicalizzazione nel territorio e nella cultura del nostro paese, va concepita come il problema più grave, in assoluto, sia considerandolo sotto il profilo etico, in relazione alla diffusione e pervasività dei comportamenti illegali ed illeciti tra la popolazione di vaste aree e in particolare quella giovanile, sia sotto quello economico in relazione all’inosservanza delle basilari regole della concorrenza in un libero mercato. Nella misura in cui essa agisce contro lo Stato e le sue Istituzioni democratiche per sostituirsi ad esso nel controllo del territorio e della popolazione con modelli di convivenza arcaici, va combattuta come un nemico che mina all’interno della collettività le regole della convivenza civile, generando in essa uno stato di schiavitù e paura. La guerra alla criminalità organizzata va dunque dichiarata alla lettera e condotta con fermezza alla pari della lotta contro il terrorismo, con la consapevolezza che contro di essa abbiamo il dovere di difendere la democrazia, non di praticarla.
Pagine: 1 2

