Uomini che odiano la morale.

Gli uomini del fare scelgono il male che ritengono essere il minore (Di Maio  o Berlusconi? Scelgo Berlusconi), d’altra parte per loro la politica non è un fatto morale. Così parlò Scalfari, detto Eugenio: “La politica è una cosa diversa dalla morale, la politica è un fatto di “governabilità”, non l’ho detto io l’ha detto Aristotele e prima di Aristotele lo ha detto Platone. Per Platone quelli che facevano la politica erano i filosofi, che cosa poi i filosofi fossero moralmente è un problema che né Platone né Aristotele prendevano in considerazione. Aristotele fu l’insegnante di Alessandro Magno, il quale Alessandro Magno della morale se ne fotteva nel più totale dei modi”.  Simili affermazioni rivelano che Scalfari o non ha mai letto Platone o le poche letture fatte sono state male educate e superficiali. L’ignoranza, quella di tutti, è tale che Floris, pubblico in studio e a casa, pensando a Scalfari come a persona colta, che ha conosciuto il potere da vicino e intellettualmente onesta, avvallano senza battere ciglio le sue grottesche affermazioni. Altro che fake news.

Quanto segue vorrei fosse ben compreso perché questa separazione tra morale e politica e tra governabilità e morale sta alla base di tutto il fraintendimento e il marcio sociale.
Orbene, innanzitutto è bene sapere che Platone ha fatto della morale il tema, il leitmotiv di tutta la sua opera e di tutta la sua vita in quanto il suo massimo sforzo sociale è stato proprio cercare di portare la morale in politica. Senza dimenticare che prima di lui la filosofia non ha nome, per Platone non esiste filosofia se non è anche ethos, ovvero  filosofia morale. Infatti, in quello che viene ritenuto il suo capolavoro, Il simposio, l’eroe è l’Eros, l’amore come massima virtù morale e il suo premio è l’Agaton, il Sommo Bene, il supremo valore etico. La filosofia per Platone è “Amore della Sapienza” e la Sapienza non è, come poi inteso e maturato da Aristotele, solo conoscenza, la Sapienza è in uno “pensiero-amore”, non l’uno senza l’altro (logos e pathos). Il pathos è l’emozione che regge il mondo e guida il pensiero: la lingua esegue quello che il cuore comanda (vedi anche il Libro dei Morti degli antichi Egizi).

Per comprendere che cosa sia l’amore per Platone bisogna capire l’amore celeste, quello con l’A maiuscola (degenerato nell’intendimento volgare come amore senza sesso), amore che si contrappone all’amore volgare,  l’amore che si fa. La frase che segue è una metafora che servirà a metterci sulla strada per chiarire il concetto. Dice Platone: “Un bravo medico (vale anche per il politico, ndr) non è un medico capace, ci mancherebbe altro, ma uno che si prende cura del paziente”. Invito a fare attenzione all’apparente banalità con cui Platone si esprime, in verità le sue proposizioni (“sembra che dica cose banali”) sono abissi senza fondo. Platone considera la “capacità” come una condizione indispensabile di cui non si deve nemmeno discutere, ossia una condicio sine qua non necessaria ma insufficiente; la scavalca, va oltre e fissa l’accento sul gruppo aggiunto al periodo che definisce compiutamente che cosa si debba intendere per “bravo”: “uno che “si prende cura del paziente” . Si comprende allora che l’obiettivo vero e ultimo è “il paziente”, l’uomo; e chi è il paziente se non l’altro da sé, il nostro prossimo bisognoso di cure? Si comprende altresì che il modo è la “cura”, ossia, detto altrimenti la comprensione, la compassione e la misericordia che fanno della cura un atto dovuto, un dovere deontologico assoluto, senza considerare il soggetto agente.  Dunque, senso morale dell’essere e dello Stato. Questa altissima virtù che ha nome dignità e agisce generosamente in favore del prossimo dimenticandosi dell’io per Platone si chiama Amore. E chi è affetto da questo amore ha amore per una sola cosa la Verità.

Confrontate ora tale uomo con un individuo che da una posizione di potere afferma “Chi non fa i propri interessi è un coglione” (Berlusconi detto Silvio). Non vi sembra di precipitare dalle stelle alle stalle? Nella “cura” Platone esprime moralmente quello che per Kant diverrà l’io categorico, “ la morale dentro di me”, ossia l’agire che governa la vicenda umana in senso sia etico che morale. In questa aggiunta: “prendersi cura del paziente “ è espresso poi l’amore nella sua forma più alta e sublime, qual è l’amore per la verità morale come unica via per il Sommo bene.
Ora, Sgarbi detto Vittorio, a suo tempo citando Croce, ebbe a dire “se sei malato non cerchi un medico buono ma un buon medico, un buon medico non è un medico buono ma un medico capace”. Su questo “capace” tutto l’accento. Lo Sgarbi pensiero lì giunge e lì si ferma. A questo Platone risponderebbe “ci mancherebbe altro!”, ma non è questo il punto il punto è il paziente e la sua cura. L’impegno a considerare il paziente, ossia l’uomo, il centro e il fine dell’azione del medico (ovvero del politico) fonda per Platone tutta l’azione di governo e l’etica diviene la scienza della morale intesa a governare i nostri costumi, scienza politica, della polis, volta nell’interesse dell’uomo attraverso la cura a trovare l’Agaton, il Sommo Bene, la migliore e più felice convivenza . Mi fermo.

Riconsiderate ora le parole di Scalfari e capirete che abisso di ignoranza sostiene il pensiero di quest’uomo e di altri come lui. Meditate anche come la filosofia lontana dall’essere un’arte astratta sostenga invece tutto il pensiero moderno. Infatti, se si toglie la centralità dell’uomo, si perde l’umanesimo e anche il cristianesimo, sia il pensiero laico che religioso. “Le cerimonie sono fatte per l’uomo e non l’uomo per le cerimonie” sono parole di Cristo e la proposizione viene ora ribaltata, l’uomo è fatto per l’economia e, non c’è confine al tormento, per la finanza. Così l’uomo è moralmente dimenticato, usato solo come risorsa umana ai fini produttivi. Separando la morale dalla politica si dà corso ideologicamente al  pensiero unico-economico, ossia al neoliberismo e alla idolatria del Mercato. Scalfari, detto Eugenio, è un personaggetto vittima di questa povertà spirituale che purtroppo, essendo nella testa di tutti e nel cuore dei più, domina con diversa sorte questo primitivo pianeta. Il rifiuto della massa, e non solo della massa, per la cultura avvalla di fatto il potere dei mediocri. Solo la cultura ci salverà.




Narcisismo e amor sui

imagesAma il prossimo tuo come te stesso secondo il pensiero debole.  A proposito del “narcisismo”  nell’ultima puntata “Di martedì” Eugenio Scalfari in parziale difesa dello stesso così risponde a Giovanni Floris “un comandamento della Chiesa è ama il prossimo tuo come te stesso … questo significa che devi amare te per il 50% e per il 50% il prossimo … io che ho il privilegio di poter parlare con il Papa gli ho posto questo quesito e lui mi ha risposto: il prossimo di più”. Segue applauso.

Questo il pensiero di uno dei più autorevoli opinionisti del nostro tempo. Una risata sarebbe il commento più appropriato se non fosse che questo è livello di pensiero dei più che a questo applaudono. È necessario premettere che ho molta stima di personaggi come Scalfari che hanno speso la loro vita in difesa della democrazia con un atteggiamento sempre rigoroso, attento e critico verso il potere e la politica, offrendo spesso un giornalismo degno di questo nome. Tuttavia non ritengo che le sue convinzioni profonde ora confessate in tarda età siano dovute all’età. Intendo dire che le convinzioni più profonde, malgrado l’impegno speso nella vita, spesso poggiano frequentemente sulla superficie su fragili o fragilissime opinioni grazie a convinzioni o credenze assunte in giovane età e mai più riviste nel corso della vita. Mi permetto doverosamente di fare alcune osservazioni.

Per cultura e solo per cultura è necessario conoscere che quando chiesero a Cristo quale fosse dei Dieci Comandamenti quello che gli piaceva di più rispose “Nessuno di questi” e citò un passo della Bibbia nel quale è contenuta la famosa frase. Frase peraltro di Cristo e non della Chiesa.
Si osserva quindi per prima cosa che il dettame di Cristo non è uno dei Dieci Comandamenti. L’interpretazione vera di questo suo pensiero pretende un comprensione logica e un percorso spirituale.
A fondo di ogni mio pensiero ho trovato spesso una frase pronunciata da Cristo, si è sempre trattato di una speculazione estremamente complessa che ha seguito un filo logico che alla fine ha incontrato le sue parole.
Proverò ora io ad esprimere che cosa Cristo ha inteso. Compito assai arduo.

Per prima cosa faccio notare che in tutto ciò che Cristo ha detto il “comandamento” spinge verso la positività molto più che verso la negatività. Fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te e tutto ciò che accade agli altri accade anche a noi, così come giudichi sarai giudicato, sono una buona base per iniziare. Il “comandamento” inizia con “ama” il primo significato è dunque l’amore. Ma qual è il modo giusto di amare? Fare agli altri quello che vuoi sia fatto a te risponde Cristo e non solo non fare agli alti quello che non vuoi sia fatto a te, così come inteso in una logica borghese dall’uomo comune, cosa che risulta limitativa e immiserente nei confronti della prima proposizione. Fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te significa immedesimarsi con l’altro e servire il prossimo con lo stesso impegno che hai per te stesso. Qual è per Cristo l’impegno che hai con te stesso? Amarti. Ben lontano da un’idea narcisista amarsi per Cristo prende il senso della purezza della tua anima. L’unico modo di amarsi è quello di essere puri.

Prendo a prestito la logica platonica per avviare un dialogo.
Platone. Come puoi amarti? Ti amerai se sei una cattiva persona o se sarai una buona?
Non capisco.
P. Ti amerai se sei in pace o in guerra con te stesso?
In pace ovviamente.
Pensi che una persona che mente agli altri e che poi mente anche a se stesso posa essere in pace con se stesso?
Assolutamente no.
P. Quindi una persona che non mente agli altri e neppure a se stesso la chiameremo buona, mentre un’altra che mente agli altri e anche a se stesso cattiva.
Naturalmente.
P. A questo daremo nome di onestà intellettuale. Riprendiamo la domanda “Ti amerai se sei una cattiva persona o se sarai una buona?
Adesso è chiaro. Ovviamente una buona Platone.
P. E una buona persona farà del bene o farà del male al prossimo?
Certo del bene.
P. E se tu sei una cattiva persona potrai fare del bene al prossimo?
Che dici? Assolutamente no.
P. Quindi potrai fare del bene al prossimo solo sei una buona persona ovvero se ti amerai.
Ben detto.
P. E quanto vorrai bene al prossimo?
Di nuovo non capisco.
P. Vorrai più bene essendo meno buono o il contrario?
Il contrario.
P. E cioè?
Vorrò più bene quanto più io sarò buono.
P. In che misura?
Tanto più quanto più.
P. E cioè?
Non capisco.
P. Ma benedetto figliuolo, tanto più quanto più significa in misura diversa o in misura uguale?
In misura uguale.
P. E allora non è evidente che quanto più ami il prossimo più ami te stesso e quanto più sarai buono più amerai il prossimo?
Sicuramente.
P. E in questa visone d’amore “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” non è già ricompresa e superata.
Naturalmente.
P. E ricorda: in virtù di questa uguaglianza tutto ciò che accade agli altri accade anche a noi. Diversi cieli raggiunge in amore la nostra anima e così come giudichi sarai giudicato. La menzogna è la peste dell’anima. L’onestà dello spirito è quella luce interiore che ci conduce alla Verità. Ma di questo discuteremo ancora altrove …
Mi scuso e ringrazio Platone.

Non so a questo punto quanto sia riuscito a farmi intendere, il discorso andrebbe per certo approfondito e non solo per via logica, direi comunque superata una visione percentualistica della questione e anche, mi perdoni, la risposta di Papa Francesco che forse in quel “di più” ha solo voluto indicare a un miscredente una direzione. È probabile infatti che Francesco in quel “di più” abbia voluto aprire la strada a quell’umiltà del servire che caratterizza non solo la nostra religione.
Solo la cultura ci salverà.