Urbanistica buddhista

Se si vuole conoscere una città, tanto più se di particolare rilievo storico e culturale, bisognerebbe per prima cosa fare visita ai suoi cimiteri. Può apparire un’idea eccessivamente romantica, ma personalmente ritengo sia utile psicologicamente stabilire un contatto emotivo con poeti, artisti, scienziati o politici del passato che abbiamo conosciuto razionalmente con lo studio. Leggere il nome di una persona famosa su una lapide ci provoca comunque un sentimento, anche se non di intensità pari a quella per un parente o amico defunto. La nostalgia, madre di ogni sentimento, si riferisce sempre al passato o al lontano e ciascuno di noi ha l’intera umanità per antenato.

Nella città di Tokyo, a nord del parco di Ueno, si trova il cimitero buddhista di Yanaka. Un’area segnata da due strade che si incrociano ortogonalmente: la Sakura Dori che corre fino al tempio Tennōji, a ridosso di una stazione ferroviaria, e la Ginnan Dori che l’attraversa a metà percorso. L’intera area è circondata da piccole case con vista aperta sui sepolcri, abitate dai vivi. Nei quattro settori ricavati dal crocevia si diramano sentieri ove si passeggia come in un giardino, in compagnia di gatti, tra le scritte indecifrabili sui sepolcri di persone ignote. Eppure anche così, se ci si dispone all’ascolto, si può avvertire una corrispondenza d’amorosi sensi  . Ma è la Sakura Dori, fiancheggiata com’è per tutto il suo percorso da alberi di ciliegio che, in primavera, incanta i vivi con il rifulgere dei suoi fiori rosa e bianchi. Eppure, dalle finestre di quellei stanze, soggiorno, cucina, studio o camere da letto, uomini e donne, bambini e anziani guardano le stele come alberi di un giardino secco, luogo di pace e meditazione. Essi sanno che. alla fine, un giorno lì traslocheranno. Alla fine, sull’impermanenza prevale l’armonia che vince di mille secoli il silenzio.