Mentre il Pentagono spiazza le dichiarazioni del Presidente Obama non escludendo la possibilità di inviare forze terrestri in prima linea per distruggere i miliziani jihadisti dello Stato islamico dell’Isis, tremila soldati americani sono già stati inviati nell’Africa Occidentale (Liberia) per arginare l’epidemia del virus Ebola, perché come ha dichiarato lo stesso Presidente Obama questa epidemia è da considerarsi anche “una minaccia potenziale alla sicurezza globale e il mondo ha la responsabilità di agire”.
Non ci siamo ancora assuefatti all’orrore delle immagini dei cadaveri di migranti galleggianti sul mare nostrum e a quelle delle decapitazioni dei prigionieri eseguite dai terroristi per poter percepire l’orrore dei cadaveri colpiti dal virus ebola. Nel frattempo, nella nostra diffusa insicurezza, ci abituiamo alla visione di fiction sempre più realistiche e alla presenza delle forze militari in ogni situazione sia di guerra che di pace. E la razionalità scientifica del metodo sperimentale che affronta una variabile alla volta non aiuta la nostra coscienza, perchè è propria della nostra percezione e della politica (l’arte di governare le società) la necessità di comprendere e controllare più variabili simultaneamente.
Terrorismo, epidemie, cambiamento climatico, crisi economica, migrazione sono emergenze non nuove alla storia se considerate singolarmente, ma il combinato disposto di queste emergenze oramai globali, per la loro intensità e la loro velocità di diffusione, lascia sgomenti provocando uno stato di smarrimento che prelude alla paranoia collettiva. Sostiene Luigi Zoja che al paranoia è uno stato d’animo sempre più frequente e dal quale “chiunque può esserne contagiato“. Più che a una patologia, infatti, la paranoia somiglia oggi ad un sentimento generale, diffuso, accentuato dalla crisi e dall’inevitabile disorientamento che essa produce. Si ripropone dilemma: qual è il nuovo nemico? Dobbiamo temere le nostre paure.
Il teologo cattolico Vito Mancuso ci riprova con il suo ultimo libro a mettere ordine nell’etica cattolica e questa volta affronta il tema-tabù della sessualità.
Il tentativo è tanto lodevole per la coraggiosa apertura dell’autore, uomo di sincera fede cattolica, quanto apprezzabile per l’arretratezza etica e culturale del paese in cui opera. Tuttavia, l’autore non esce dal circolo vizioso di un’etica fondata sulla contrapposizione del Bene al Male, riproducendola nella Natura. La concezione della Natura di Mancuso è infatti anch’essa dualistica dal momento che contrappone al Logos il Caos e, dunque, l’obbedire alla Natura con i suoi cicli presi come criterio di legislazione etica, non significa obbedire a Dio, che va concepito come puro Bene. Di più, la morale sessuale cattolica conferendo un primato alla Natura così intesa disconoscerebbe la specificità dell’essere umano caratterizzato dalla libertà di comprendere, volere e decidere. L’autore, infatti, afferma di credere nell’uso libero e responsabile dell’intelligenza della persona umana e della sua volontà.
Una prima osservazione è chiedersi chi abbia creato la Natura con il suo portato di Caos se Dio si limita al Logos (il Bene): in questa impostazione vi si può riconosce l’impostazione della religiosità degli antichi greci che poneva Ananke, la Dea della necessità, della potenza del destino inalterabile, al di sopra di tutti gli altri Dei. Trovo, tuttavia, più interessante rilevare l’insistenza sui concetti di libertà, coscienza e responsabilità nella persona umana che l’autore mostra sempre più convintamente nelle sue opere. Le sue concezioni in materia, che personalmente condivido sebbene da una posizione extra religiosa, dovrebbero portarlo ad ammettere di essersi “riformato” ed uscire così da un’impostazione Cattolica ormai minata alla base per aderire a quella Protestante: l’autorità della fede che sostituisce la fede nell’autorità.
Dal mio punto di vista, tuttavia, è più interessante constatare come il vero tabù del cattolicesimo, ed anche dell’intero cristianesimo, sia la Teoria dell’ Evoluzione. La Chiesa, il cui vero peccato originale è la conoscenza, non può certo contrapporsi alla Teoria della relatività o alla Meccanica quantistica, ma tra tutte le teorie scientifiche moderne e attuali quella che non potrà mai accettare, e alla quale tenta sempre di opporsi fino a tentare di estirparne l’insegnamento dalla scuola, è quella di Darwin.
Ritroviamo nell’analisi di Vito Mancuso sulla Natura proprio l’assenza del concetto di Evoluzione, che gli consentirebbe di superare la concezione manicheista della Natura concepita in una dualistica opposizione tra Logos e Caos e giungere ad una visione dinamica della Natura (l’Universo) che è mutevole. Le malattie e le sciagure naturali non sono manifestazioni maligne della Natura (il Caos) sulle quali Dio (il Logos) non può intervenire, bensì parti fondative ed integranti del divenire universale, contro le quali l’uomo pure si oppone con la sua Cultura per limitarne gli effetti negativi, ma con la consapevolezza di appartenervi.
All’autore di questo saggio e a tutti coloro che sono alla ricerca della verità suggerisco l’ipotesi che discende dall’Evoluzione stessa secondo la quale la verità sta nel futuro.