La società della percezione
Questo è il titolo provvisorio di un progetto di analisi che mira ad aggiornare il concetto di società dello spettacolo avendo per obiettivo la comprensione dello stato della coscienza come oggi si pone di fronte al mondo globalizzato. Potremmo definirla, usando il diffuso e tanto amato gergo tecnocratico, come la ‘coscienza di ultima generazione’.
Introduzione alla Filogenesi Culturale
Ogni uomo alla nascita deve ripercorrere in pochi anni tutto quel cammino che la propria civiltà ha percorso in migliaia e migliaia di anni, nasce quando il mondo è già parlato. Mafalda, la protagonista dell’omonima striscia a fumetti di Quino (un signore che con il fumetto ha fatto cultura), ad una amica che le chiede se capisce quando parlano i grandi, risponde: “sei mai entrata in un cinema quando il film è già cominciato?”.

La mia intuizione è stata trasportare quest’idea dall’ontogenesi alla filogenesi, alla nascita dell’uomo in quanto coscienza durante l’evoluzione. Quando la coscienza nasceva migliaia di anni fa e nasceva proprio in quanto coscienza, il film era già cominciato, esistevano già le regole, regole non solo naturali ma anche culturali. Anche se nessuno le aveva fatte e solo la mente umana aveva potuto partorirle, le regole erano già lì prima che la coscienza fosse.
Com’è possibile? Chi le aveva fatte? Da dove vengono le regole?
Questa apparente contraddizione trova la sua spiegazione nella cultura come positum, nel modo in cui la cultura viene a depositarsi agli albori di ogni civiltà. Questo modo da me definito selezione culturale sta alla base della filogenesi culturale. La filogenesi culturale si occupa della fenomenologia dello spirito attraverso emergenze esistenziali che altro non sono se non le premesse per l’epifania dello spirito nelle sue diverse manifestazioni. Emergenze strettamente legate alla selezione naturale, alla sopravvivenza del gruppo, ma al tempo stesso costituenti per l’individuo un nuovo modo di esserci.
Da questa idea è nata un’opera: la filogenesi culturale. Quest’opera ha l’ambiziosa pretesa di voler rivoluzionare la concezione fin qui avuta della filosofia, di sottrarre la filosofia al ruolo di ancella nei confronti della scienza, posizione nella quale ora versa in qualità di epistemologia, per riportarla al primato che le compete tra le dottrine interpretative.
Non è un testo ovviamente per gli adoratori della cultura in pillole, la lettura non offre scorciatoie; tutto va letto, letto fino in fondo e digerito. La sospensione del giudizio è indispensabile alla comprensione. Qualsiasi ideologia, qualsiasi appartenenza, qualsiasi posizione pregiudiziale in dottrina come nella persona ostacola la comprensione.
Molto brevemente dirò che esiste un vuoto tra la Scienza e Dio che oggi non è riempito da alcunché, un vuoto che le considerazioni sull’essere Heideggeriane rientranti in quella scienza preliminare che fonda l’analitica esistenziale colmano solo parzialmente. Anche Heidegger per quanto possa essere stimato il più profondo ricercatore in merito all’Essere, alla sua ontologia, rimane legato in quella che si può definire una filosofia statica, un modo di vedere e approfondire la realtà che parte dal soggetto calato nella realtà storica del tempo in cui vive e che cerca i fondamenti dell’essere a partire dalla stessa per tornare alla stessa senza mai uscirne né riuscire a vedere di stare ragionando su un solo piano, quello della cultura del proprio secolo.
Di contro, la visione antropologico culturale offerta nella filogenesi spazia in una categoria dell’essere ignorata dalla filosofia: l’evoluzione, l’evoluzione filogenetica che la cultura ha avuto a partire dagli animali fino a giungere all’uomo. Ho cercato di analizzare il più puntualmente possibile le emergenze esistenziali che hanno costituito il positum della cultura umana. In questo studio della dinamica dell’essere nel suo divenire si fonda la filosofia dinamica.
In osservanza dell’analitica esistenziale mi sono rifatto a un domandare più originario, ma diversamente da Heidegger, il mio a che non ha spaziato astrattamente nella riflessione, partendo cioè da un’indagine su un piano orizzontale legato alla cultura dell’epoca da me vissuta, ma il mio spirito è sceso più concretamente verticalmente nell’evoluzione dell’essere della cultura della storia naturale, parallelamente indagando sui mutamenti dello Spirito. Dalla natura all’uomo, dalla res estensa alla res cogitans, vi sono infiniti passaggi senza soluzione di continuità che hanno tuttavia diversificato l’essere come la notte il giorno. Alcuni di questi determinano svolte radicali nel modo di esserci. È a queste emergenze che ho posto attenzione.
È bene precisare che quanto fatto anche se non pretende di essere alla portata proprio di tutti, non è un libro per specialisti e non inerisce la sola filosofia. Quanto riscontrato ha aperto sentieri, altrimenti interrotti, che spalancano a trecentosessanta gradi nuove visuali in tutti i campi, e che può trovare applicazione a stregua di un trattato del saper vivere anche nella vita pratica di tutti i giorni in merito a comportamenti da tenere in ordine di sesso e affettività, nonché in generale col prossimo.
Le conoscenze acquisite con queste letture costituiscono una piattaforma imprescindibile per qualsiasi discussione che voglia meritare di discussione il nome. Non stimo certo di aver esaurito lo scibile, ma al contrario di aver aperto una cruciale via per la sua espansione, per l’analisi dell’esistente e delle prospettive future. Sono i primi passi sulla luna.
Alcune considerazioni di ordine metodologico. Nella filogenesi culturale ho espresso la tridimensionalità del Discorso e il labirinto che ne rappresenta l’immagine grafica, una logica unisce e concatena il tutto. Data la tridimensionalità il labirinto è percorribile in più di una dimensione e distinguendo sommariamente gli eventi in orizzontali e verticali, studiando le emergenze io cerco di capire la loro nascita nel tempo e il loro sviluppo in un tempo così indeterminato da andare dalla nascita dell’uomo fino al periodo che precede la storia.
Ritengo questo possibile solo perché l’evoluzione mostra un andamento parabolico. Mettendo in ordinate i progressi e in ascisse il tempo, essendo l’incremento più che proporzionale, si può assistere fino al periodo che precede la storia, diciamo fino a diecimila anni fa, ad uno sviluppo culturale lentissimo quasi nullo se paragonato agli sviluppi poi avvenuti, lento ma tuttavia non nullo. Seguendo la logica usata, la logica del reale, un’analitica esistenziale applicata sulle emergenze esistenziali mi è stato possibile capire gli abissi in cui lo spirito ha fondato le proprie radici.
Ogni volta che le stesse sono state ritrovate sono stato poi costretto a frenare il pensiero che inevitabilmente spingeva verticalmente nel tempo a paragone e a spiegazione dell’oggi. Chiaramente si svelano qui in parte le finalità che mi sono proposto ma che vorrei aver cura di raggiungere gradualmente. Anche perché risalire per intero uno solo di questi filoni meriterebbe di per sé una trattazione.
La Filogenesi culturale
Guardando al passato mi sono accorto che nella cultura c’è un buco, c’è un buco nel sapere, sia quello scientifico che filosofico. Un periodo della storia lungo decine di migliaia di anni non è mai stato preso nella considerazione meritata. La storia dell’uomo non è una storia come le altre, l’animale si è fatto anima. La storia che vado raccontando è la storia dello spirito, di come l’uno senza soluzione di continuità si è fatto due per conquistare il mondo.
(Pubblichiamo su questo sito l’ Introduzione al Trattato di Filogenesi culturale, opera inedita di Walter Bocelli (Laboratorio -> Filgenesi culturale -> Introduzione)
Cosa vogliamo
Dalla resistenza al risorgimento per un nuovo rinascimento. (Walter Bocelli e Renato Frabasile)
Questo sito non si rivolge agli uomini di buona volontà, ma alla buona volontà di tutti gli uomini.
Partiamo da un fatto presente. L’andamento dell’astensionismo al voto nelle tornate elettorali di questi ultimi due lustri sembra aver indicato che la stanchezza del “resistere-resistere-resistere” abbia indotto significative quote di persone, per sopravvivere, a ritirarsi in una dimensione privata e minimalista.

La prospettiva contemporanea, soprattutto nel nostro paese, sembra al contrario il ritrovare l’orizzonte più vasto degli ideali, dei principi e della vita. Le persone per bene dovrebbero manifestarsi e partecipare attivamente alla cosa pubblica perché si ricostituisca un universo rispettabile, motivato e competente di cittadini liberi e consapevoli. Vogliamo contribuire alla formazione di un popolo maturo, composto di donne e uomini, di giovani e anziani, di settentrionali e meridionali, rilanciando la vecchia idea della amicizia civica, e magari di una nuova classe dirigente che possa degnamente rappresentare gli interessi generali del nostro Paese.
Vogliamo passare alla fase del “emergere-emergere-emergere”.
Perché sul web? Perché oggi è il luogo di più estesa libertà di circolazione delle idee, dove, sia pure nella simulazione di un mondo virtuale “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (…)”. (Art.3 – Costituzione della Repubblica Italiana). Così, vogliamo anche noi approfittare della rete delle reti per gettarvi i nostri piccoli semi. Vorremmo che le persone per bene si ritrovassero qui per condividere le proprie idee e che ognuna di esse, d’altra parte, si conforti pensando che “uno solo per me è diecimila” (Eraclito)
.
Perché la cultura vivente? La difficoltà di spiegare lo scopo del nostro sito è tutta incentrata su di un unico termine: cultura. Anche per spiegare quell’ulteriore aggiunta vivente è necessario un chiarimento. Cultura è un termine polisemico, veicola cioè un numero elevato di significati. Tutti pensano di intendere un’unica cosa quando si riferiscono a “cultura” e quindi ritengono di intendersi. Non è così. Cultura al contrario è uno dei termini che più ingenerano confusione, non solo tra la gente comune ma spesso anche tra gente così detta colta, istruita o molto istruita, e anche tra coloro che la cultura producono e che di conseguenza della cultura si sentono i padroni. È possibile che per quanto grande sia il suo bagaglio culturale una persona possa essere uno stolto? E’ difficile, ma possibile. “Ho girato tutto il mondo”, diceva Socrate
, “ma un sapiente io non l’ho incontrato mai”.
Non vogliamo qui annoiare con una dissertazione erudita, ma solo contribuire a chiarire alcuni aspetti della cultura a nostro parere fondamentali, non solo per la comprensione, ma anche per la comunicazione.
La nostra ambizione è di diventare capaci di intendere e volere, avendo come visione quella di un mondo di padroni senza schiavi.
La Cultura in generale può essere intesa come possibilità di trasmissione di informazioni. In questa accezione però si può parlare di cultura anche a proposito degli animali o addirittura dei cromosomi se ci si riferisce alla trasmissione del DNA. Per arrivare più vicini a noi anche prendendo il termine dalla banale definizione di un dizionario si apprende che la cultura è qualcosa che ha a che vedere con la formazione dell’individuo, formazione distinta poi sul piano intellettuale e sul piano morale, oppure più comunemente intesa come il patrimonio delle conoscenze acquisite. Tra gli intendimenti dati al termine c’è da ricordare anche chi riferendosi alla cultura si riferisce al mondo della cultura: teatri, cinema, letteratura, musica e arti, ma altro non intende.
Tutte queste definizioni, tutti questi intendimenti sono pur validi, ma ingenerano spesso grande confusione. Con un analisi che si richiama allo stile di Platone, affermiamo da subito che: una cosa è il patrimonio delle cose acquisite e altra cosa è la cultura, riservando alla cultura solo l’accezione legata al piano spirituale, il piano in cui opera l’emozione e la morale, distinguendo cioè l’erudizione dalla formazione spirituale e da ultimo l’erudizione dalla cultura. Una cosa dunque è l’erudizione, altra cosa è la cultura. La scelta da noi fatta è arbitraria, ogni altra definizione è infatti ugualmente valida (cultura come erudizione, cultura animale, ecc.), ma potrebbe contribuire a chiarire quella confusione terminologica che è ancora nella testa di tutti.
Noi intenderemo quindi sempre per cultura, salvo diverso esplicito riferimento, solo ciò che riguarda lo spirito nel suo cammino morale verso la verità. Si offre qui un concetto per noi fondamentale, che fa della cultura una cultura vivente e di cui tratteremo a lungo: l’apertura, come postura dell’individuo di fronte al mondo.
La prima distinzione che deve essere chiara a tutti è che una cosa è l’istruzione altro è la cultura: una cosa è il positivo (il positum, ciò che della cultura è stato depositato), altra cosa è lo spirito e la sua apertura. Questo concetto di apertura, in parte intuitivo, è fondamentale per la comprensione di che cosa si debba intendere per cultura. Un uomo aperto alla cultura non è solo un uomo disposto a leggere, un uomo aperto alla cultura deve essere anche un uomo sempre pronto a destrutturarsi e mandare, se necessario, a gambe all’aria ogni sua convinzione ogni suo pregiudizio, felice di farlo. Intelligenza e spirito sono dunque per noi due categorie dell’essere sì interdipendenti, ma assolutamente distinguibili e per questo da noi distinte.
Ma dello spirito nessuno parla e la cultura non viene intesa. La confusione nella lingua non è fatto di poco conto, essa ci indica una confusione dello spirito, non solo in quanto oggetto ma soprattutto in quanto soggetto, e una confusione dello spirito in seno alla popolazione porta inevitabilmente a fraintendimenti che abbassano il livello e l’apertura al mondo, mettendo in gioco l’intera esistenza, non solo quella individuale, ma anche quella sociale.
Partendo così dall’accezione della cultura riguardante lo spirito, e richiamando il dizionario quando usa il termine più asettico di “formazione dell’individuo”, noi preferiamo parlare di spirito, un termine antico che a nostra opinione, come l’Essere per Heidegger
, merita di essere ripescato e nuovamente trattato. Per ora “spirito” sarà utilizzato come nell’espressione: bisogna raggiungere la maturità dello spirito, dove spirito e individuo sono intercambiabili, ma dove spirito raggiunge maggiormente l’espressione.
Accenniamo qui ad un’altra differenziazione per noi fondamentale. Parlando di “formazione” il dizionario divide la stessa in due categorie ben distinte: intellettuale e morale. Questa distinzione è per noi cruciale anche per il significato che bisogna dare al termine cultura. Le espressioni “aperti intellettualmente” e “aperti moralmente” finiscono con l’avere nel linguaggio, benché provenienti da direzioni diverse, quasi un identico significato. Ma quali sono le origini di intelletto e morale?
Innanzitutto osserviamo che l’intelletto si riferisce ad una proprietà dell’individuo che può prescindere anche totalmente dalla morale, da qualsiasi morale, si tratta infatti di una capacità di apprendimento, di analisi e di proiezione, mentre la morale si riferisce ad una categoria dello spirito che riguardano la volontà e la scelta, e che le capacità intellettive possono non riguardare.
Una cosa è l’intelligenza, una cosa è lo spirito, l’intelligenza del “cuore”, guardando al “cuore” al di là del bene e del male, un altro tipo di intelligenza definita da molti come emotiva ma alla quale noi vorremmo aggiungere anche una direzione, un intendimento morale. Richiamandoci alla concezione di Heidegger secondo il quale il pensiero è sempre emotivamente fondato, noi vogliamo considerare l’emozione come il fondamento dell’esistenza umana e la cultura tutto quello che la riguarda e che, pertanto, determina l’uomo nell’esserci, nel modo di esserci. All’emozione vorremmo associare nel bene e nel male una via e nel merito costruire un discorso.
Ci proponiamo di definire cultura solo quelle istanze che promuovono l’apertura dello spirito e solo a queste ci riferiremo come cultura. E il valore della promozione è assoluto, chiameremo cultura cioè sia quelle istanze che lo spirito promuovono e lo spirito aprono e fanno avanzare, sia quelle istanze che lo spirito affossano e lo spirito chiudono e fanno regredire.
Siamo ricercatori dello spirito e dello spirito cerchiamo la verità. La verità filosofica e morale della cui esistenza, di contro a ogni relativismo, riduzionismo e realismo, siamo convinti. Indagheremo quindi lo spirito, quello in carne ed ossa, nel positum, con attenzione a ogni sua manifestazione sia nell’attualità come nella storia, cercando nel positum dello spirito quelle espressioni che nel discorso esprimono la verità, e che ne esprimono l’apertura.
Un turbo capitalismo oggi senza più fattori limitanti, mondiale, ha come alleati la menzogna, il pensiero debole e un basso sentire, riassumibili nell’unico termine “ignoranza”. Questi temibili alleati di ogni cultura autoritaria hanno fortissima presa sul popolo e presso il popolo. Di contro, il capitalismo, la logica del profitto, e ogni autoritarismo hanno due nemici: la cultura e la verità. Siamo convinti che solo la cultura e la verità riusciranno a ridimensionare la non cultura del profitto, una cultura capitalista che vorrebbe per “leggi economiche” l’umanità ridotta ad una moderna schiavitù.
Noi vogliamo convincere, al di sopra di qualsiasi appartenenza sociale e politica tutti ad interessarsi, a propugnare e a produrre cultura, ovvero la promozione dello spirito verso un intendimento anche politico del sociale, di contro ad ogni pregiudizio e ad ogni ideologia. Noi conosciamo un solo popolo: l’Umanità.
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