Date a Cesare quel che è di Cesare

Unknown-1Sono stupito dall’insipienza con cui innumerevoli autori trattano il problema della scienza. Si rivolgono perlopiù contro chi “pretende di mettere in discussione ogni singolo elemento della realtà” (Carlo Rovelli) né è in discussione che la scienza sia “la stella polare orientata al miglioramento delle condizioni di vita degli esseri umani” (Silvia Bencivelli), Big Science. Giuste tutte le rivendicazioni di contro a qualsiasi spazzatura new age, nonché omeopatia, diete vegane, erbe curative, cure miracolose, rifiuto dei vaccini etc… ignoranza scientifica diffusa, per cui, per esempio, si fa molta fatica a capire che cosa significhi davvero il nesso causa-effetto (Garattini), asserire tuttavia che “Siamo l’insieme delle nostre connessioni, delle nostre architetture neuronali costantemente in trasformazione, o più esattamente dei nostri flussi di informazione. Siamo, insomma, il nostro connettoma” (Alessandro Rossi) o “il tessuto del pensiero che si identifica e coincide con il tessuto della carne” (Sossio Giametta) sono vere e proprie bestemmie contro la ragione.

La scienza “corrobora” ovvero avanza in teorie sempre più validate e spazza via tutte le opinioni che fantasticano laddove la scienza ha già detto, opinioni a cui ci si può riferire solo come ignoranza. Tuttavia Popper ha detto che “Tutto ciò che non è falsificabile non rientra nella scienza” : non ha mai asserito l’inesistenza di verità non scientifiche né tantomeno che solo quello che è asserito dalla scienza è vero. La filosofia non è un’ancella dell’epistemologia ne tantomeno della cibernetica. Quando Einstein si diceva meravigliato che l’universo fosse comprensibile avrebbe potuto con una ulteriore riflessione meravigliarsi di se stesso che lo comprendeva. Questo rivolgersi all’io lo avrebbe avviato al pensiero filosofico.

L’io è un’avventura in fieri. L’io infatti da quando la vita è cominciata su questo infinitesimale pianeta non è mai stata la stessa. Con la vita e solo da allora è apparso un dentro e un fuori, con la vita è nato il soggetto e l’oggetto. L’universo esiste da 13 milardi e mezzo di anni. Ma esisteva per chi? L’esistenza dell’universo bruto prima di allora era senza senso in quanto non esisteva il soggetto per cui esistere. Il soggetto è nato e il soggetto è stato il Senso. Incredibilmente è venuto alla luce quel “chi” per cui è stato dato un senso all’esistenza. Uno spirito in nuce miliardi di anni fa andava accumulando dentro informazioni che venivano dal fuori e quelle informazioni erano tutta la sua realtà. A che scopo? Per esistere, riprodursi e migliorare. Che cosa migliorare? Aumentare in numero e qualità le informazioni ricevute. Non è forse questo “aumentare” la stessa conoscenza?
E dove pervenivano queste informazioni? Ad un centro unico che fondava su di sé lo spirito della conoscenza. L’individuazione che fa di ogni essere esistenziale una creatura capace di soffrire o gioire è l’evento più formidabile dell’universo da quando l’universo è esistito. In questo gioire o soffrire la sua essenza.

Niente del genere era mai esistito. Ogni essere esistenziale è individuato e in quanto individuato possiede una propria recettività e una propria sensibilità. Questo sentire giunge all’unico io che presiede alla coscienza. Dalle tassie, agli istinti, alle passioni, ai sentimenti tempo eterno è di mezzo (la vita nasce 4,4 miliardi di anni fa) con un graduale accrescimento dei gradi di libertà tutti riconducibili alla coscienza di quell’unico io di cui siamo dotati. L’io dunque nel modo di essere o di esserci subisce nell’evoluzione continue  trasformazioni che lo portano a diversi gradi di coscienza per nuove realtà che altro non possono essere se non quelle che alla coscienza di ogni singolo giungono.Il modo di esserci quindi è identificato con il grado di coscienza raggiunto e così la sua realtà. Una realtà che da biologica traligna in culturale, una realtà che si appella alla coscienza e alla morale, una realtà che riguarda unicamente il mondo interno venuto in essere e in nulla riguarda il mondo esterno, la materia e l’energia. Né i quanti né i neuroni sono capaci di morale.

Ed ecco allora esistere due verità, una riguardante la materia (il mondo esterno) corpo compreso (cervello) e un altro mondo che riguarda la verità filosofica e la verità morale: l’etica e l’estetica. Gli scienziati si possono esprimere in modo morale, etico o estetico la scienza giammai! L’insussistenza di uno senza l’altro non significa in nulla la sua unicità: si tratta di un due indiviso e indivisibile. Il dualismo non è un opinione, ma un fatto.

L’esserci comporta la sua emozione, la felicità o infelicità dell’esistenza con tutte le infinite sfumature delle passioni e dei sentimenti dalla pulsione istintuale fino all’impulso artistico. A questa felicità è ora più che mai legato il Senso. Un senso in fieri che fonda se stesso in ogni nuova emergenza civile ed umana corroborando come la scienza fa, verità morali e filosofiche di contro al becero relativismo ancora imperante, si tratti di fede o di fiducia esistenziale. L’oceano del Pathos è più grande e inesplorato del mare della Scienza ed è la ragione della nostra esistenza perché della nostra esistenza è il Senso.

Queste “banali” verità rimangono ancora velate da fantasticherie new age e dal neo-oscurantismo illuminista. Non del tutto a torto quindi l’illuminismo vien “bollato come responsabile del dispotismo della ragione strumentale” (Carlo Augusto Aviano sostiene il contrario). Il “connettoma” (Alessandro Rossi) al più si potrebbe dire di un tumore del tessuto connettivo, ma per certo non connette. Solo la cultura ci salverà.




Verità e realtà

imagesQuando una cosa ci appare reale noi la diciamo vera. Vero è ciò che è conforme alla realtà.
Come sempre ciò che ovvio ci appare anche banale. Tra vero e reale pare dunque esserci un identità. Se così fosse i due termini dovrebbero essere interscambiabili ovvero sinonimi. Ma così non è. Di una proposizione noi diciamo che è vera o è falsa, non diciamo che è reale. Di un corpo diciamo che è vero o reale quando cade sotto i sensi. Nel concetto di verità c’è comunque qualcosa che si lega indissolubilmente allo spirito. Solo lo spirito è capace di giudizio. Di tutte le creature di questo mondo per l’uomo e solo per l’uomo una cosa può essere vera. La verità quindi è un esistenziale venuto in essere solo con lo spirito umano. Questo venire in essere significa che ha assunto realtà. La verità è una realtà dello spirito.

Quando affermiamo che “L’universo è esistito da miliardi di anni” intendiamo dire che la realtà dell’universo è da sempre, a prescindere dall’esistenza umana. Tuttavia l’esistenza dell’universo a prescindere da un recipiente è cosa senza senso. Per chi esisteva? Incredibilmente a un certo punto è venuto in essere quel chi per cui esistere. Con differente intendimento possiamo quindi affermare che l’universo è esistito solo da quando esiste la vita, la vita intesa come il recipiente, colei per la quale l’universo ha diritto ad esistere, da quando cioè è esistito un dentro e un fuori, da quando è esistito il soggetto che ha posto l’universo come oggetto, e che nel porre l’universo come oggetto ha donato all’universo il senso, la ragione della sua esistenza.

La verità dell’universo si pone di conseguenza nel suo senso, nel senso che si è venuto a costituire. Un senso in crescita, un senso in fieri che si fonda sull’evoluzione dello spirito, un universo che tanto più è quanto più lo spirito si evolve. Questo processo che allontana lo spirito dalla materia dando vita ad un mondo interiore ha nome di astrazione. Lo spirito si va astraendo dalla materia. Nella sua evoluzione lo spirito fonda viepiù il senso e con il senso arriverà la verità. Il sorgere della coscienza e il sorgere del senso, è il sorgere anche dell’esistenza del tutto, il sorgere della realtà. La realtà di conseguenza si disvela solo alla luce della coscienza e solo alla sua luce può dirsi reale, vera ed esistente. La vita alla sua apparizione ancora non dona senso nel senso che la coscienza dona.

Ora la coscienza dona senso e forma alla realtà e il suo modo di dare un senso è dirla vera. La verità è il ponte tra il mondo reale (esterno) e la coscienza. La verità è ora anche il ponte tra coscienza (realtà interna) e il sé. La realtà con l’avvento della coscienza si differenzia in due ambiti ben separati la realtà fenomenica sensibile (esterna) oggetto della scienza e la realtà metafisica soprasensibile (interna) oggetto della filosofia.

Monismo, materialismo e relativismo sono solo pseudo dottrine che si fondano sull’ideologia, una forzatura intellettuale che distorce la realtà negando la verità.
La realtà che prima era solo materia bruta ora si compone di un’altra realtà, la realtà dello spirito che fonda nella verità il proprio essere. Lo spirito conosce solo per verità. La verità diviene dunque il metodo d’indagine della realtà, non solo di quella esterna della materia ma anche di quella interna dello spirito. La realtà interna dello spirito è in sé e per sé il metodo d’indagine della realtà secondo verità. La verità è dunque lo strumento per la conoscenza e diviene al tempo stesso l’oggetto della conoscenza. La realtà dello spirito è nella sua verità. La realtà dello spirito, per quanto possa essere grande l’universo, è la realtà più vera. Per l’uomo, ovvero per la coscienza più evoluta nell’universo, nulla è più concreto che lo spirito stesso.

Si distinguono di conseguenza una realtà del mondo esterno, una realtà del mondo interno, un mondo in cui l’io pone il non-io e un mondo in cui l’io pone l’io come oggetto.
Ciò che comunemente chiamiamo realtà pone l’oggetto all’esterno della coscienza verso quello che abbiamo davanti, e cerchiamo la concretezza in ciò che soddisfa gli appetiti e i sensi. Non visto lo spirito, ovvero noi nella nostra massima concreta esistente realtà, opera sempre in avanti senza riflettere, chiamando reali le cose davanti. La verità, pur indossata, rimane nascosta per così dire “alle spalle”e verità e realtà si confondono. La fuga verso la vita nasconde l’Io. L’Io è l’abisso più profondo, ne facciamo quotidianamente uso, ma non lo conosciamo. Quando spremo tutto del cervello saremo ancora agli inizi.

Di un oggetto diciamo che è vero intendendo che è reale, e non diciamo che è vero a meno che non ci riferiamo alla sua sussistenza, all’esistenza della cosa in sé nella sua concretezza o autenticità. La verità in quanto concreta realtà dello spirito, implica sempre qualcosa che riguarda il rapporto e il giudizio. Ciò che è è l’ente e l’ess-ente è tutto ciò che è. Sia nella fattispecie della materia che in quella più concreta dello spirito. L’invisibile è più potente del visibile.

Su questo pianeta ad essere non sono solo le cose, ma anche la vita e la vita per l’essere esistenziale Homo è il pensiero e al di là da quello l’emozione che lo sostiene. Quindi qui e ora l’essente comprende sia il mondo fenomenico della materia che il mondo fenomenologico dello spirito. Questi due mondi vivono in uno, ma sono totalmente separati. La distinzione è assoluta. Uno è il mondo esterno e riguarda le cose sensibili, l’altro è il mondo interno e riguarda le cose sovrasensibili. Il nostro corpo beninteso è esterno, rimane quindi chiaro che per mondo interno non può essere inteso neppure il nostro cervello.

Dell’uno mondo si occupa la scienza, dell’altro la metafisica. La metafisica è in essere un’eternità di tempo prima di essere dottrina per la filosofia, esiste nel positum da quando esiste la vita. Ogni vivente porta con se lo spirito. Ogni essere esistenziale vive e sussiste nella dimensione metafisica. Noi e il nostro gatto viviamo in questa dimensione. Sin dall’inizio della vita la cosidetta realtà è divenuta duplice partecipazione di mondo interno e mondo esterno, di spirito e materia, di soggetto e oggetto. Per quanto incorporeo lo spirito vive in uno nella materia, lo spirito è letteralmente in carne e ossa. Per chi può comprendere è il miracolo stesso della transustanziazione che si compie anziché all’istante, in miliardi di anni mediante l’evoluzione. Da allora, dalla nascita della coscienza, allo spirito compete verità così come alla materia competeva la sola realtà.
Ma la verità venuta in essere esprime in sé una nuova fino ad allora sconosciuta realtà: la Realtà dello spirito.

Dunque anche lo spirito è reale e in quanto reale è un ente. Tutti gli enti concreti o astratti che siano, sono reali. Sia lo spirito che la materia godono di realtà. Lo spirito anzi è per così dire molto più reale della materia perché attribuisce alla materia la sua realtà. L’universo era, ma non esisteva prima che ci fosse quel quid per cui esistere. Quel quid si chiama vita. La vita si chiama soggetto che pone l’oggetto, prima del soggetto non esiste neppure l’oggetto, dire oggetto è privo di senso, solo il soggetto porta con sé il senso. La vita dà senso all’essente. Con la vita lo spirito, con lo spirito ancora miliardi di anni di evoluzione e prende senso un esistenziale come la verità, con lo spirito umano la verità che dice vero ciò che è reale. Il reale assume senso e verità con lo spirito. Allo stesso tempo è lo spirito stesso che assume realtà, assume realtà astraendosi dalla materia, in un crescendo evolutivo che fonda sempre più nella cultura la propria essenza. Con ciò è la verità stessa a nutrirsi e a crescere. La verità acquisisce senso e realtà dicendo vere le cose della materia e vere le cose dello spirito.

La verità c’è. Ma la verità non è un ente. Ogni ente sensibile o soprasensibile che sia, è in carne e ossa. La verità non è in carne ed ossa. La verità non possiede realtà sua propria essenza è indissolubilmente legata allo spirito. La sua storia è la storia evolutiva dal singolo all’universale e dall’universale all’assoluto. Sarà raccontata un’altra volta.




Perle di vetro

UnknownÈ necessario dire e pensare che il gioco non consiste nelle regole. Senza regole nessun gioco. Il gioco perfetto non ha regole. Fatte le regole il gioco può cominciare. Il gioco comincia quando le regole sono di tutti. Note a tutti in ugual misura e allo stesso modo. Questo non accade mai. Cambia per lo più.Per lo più è espressione che unisce e divide secondo modo e misura. Bianco e nero non esistono. La purezza è astratta, insussistente. Tanto meno il grigio che rimane solo un concetto nella mente di chi dimora nella caverna. Solo di notte le vacche sono nere. Il gioco è a colori secondo modo e misura. Sempre puntualmente in ogni punto determinato. Ogni determinazione è armonica e ogni determinazione è disarmonica, immutabile nello spazio e mutabile nel tempo. Per sé e per altro da sé. Osceno e bellezza coesistono, sono “la mia rappresentazione”. La realtà è reale la coscienza è vera. La coscienza dice vero ciò che è reale. La natura è reale. Sua la bellezza, mio il giudizio. Senza giudizio nessuna realtà.

Appartiene allo spirito un’espressione che accresce se stessa. Scintilla rubata agli dei artefice di molte arti e molti mestieri. Lo spirito che sale si eleva su diversi piani dell’essere, disvela la bellezza mentre l’opinione grugnisce in cantina. Anela libertà.
Guai a chi trasgredisce le regole. Chi trasgredisce le regole dilegua il gioco. Chi trasgredisce le regole deve essere punito. Senza certezza della pena corre un’epidemia. Non sono solo i malviventi a rovinare il gioco, rovina altresì il gioco chi non sa giocare. Per saper giocare non basta conoscere le regole. Gli uomini in catene vedono solo ombre, non conoscono il gioco. Sono tutti bendati e giocano a mosca cieca. Non ditegli di avere occhi, non vi crederanno e se vi credono ve li strapperanno. Detestano la luce del sole. Un cattivo giocatore non rispetta le regole, vuole vincere e può essere un buon giocatore. Questa aporia separa le regole dal gioco. È pericoloso affidare il gioco agli schiavi. Ecco una cattiva democrazia.

Oltre le leggi altre regole aspettano chi gioca. Fatte uno tutte le leggi, la giustizia è mille. Queste regole parlano di giustizia, coesistenza e verità. Un lunghissimo cammino ci attende. Un abisso separa la giustizia dalla legge. Magistrati che con-fondono legge e giustizia? che confondono la persona e il ruolo? severità e arroganza? obbedienza e responsabilità? … Non sanno né matematica né filosofia, la misura e il modo, non hanno le basi le basi per il giudizio. L’osservanza delle regole è condizione ma non il gioco. Il gioco vuole che i giocatori conoscano le regole. Una cosa sono le regole un’altra cosa è il gioco; il termine fisso e il movimento. Chi si muoverà meglio? Chi vince o chi migliora il gioco? La canaglia ama chi vince. Tiene i cani a ringhiare in cantina.

La singolarità di ciascuno gioca nella confusione la propria partita morale. Il senno, accidentale, si perde nella chiacchiera. Tutti vogliono dire. Tutti ne hanno diritto. Tutti liberi di esprimere tutto. Vomitano bile dalle periferie e la chiamano opinione. Il peggio monta in cattedra il peggio è popolare. Anche molto popolare. Dite il peggio e vi ameranno. Chiameranno poi il vomito della plebe Democrazia.
La plebe non è popolo. Per essere popolo ci vuole cultura. Giustizia, verità, amore.
Le leggi sono lontane, o sopra la testa di chi è in catene o a tenere in catene chi vuole la luce. Il gioco perfetto non ha regole. Chi è in basso nella legge vede solo catene. Chiama libertà il proprio desiderio, la propria edificazione. Non capisce giustizia, non comprende morale. Tra etica e morale non conosce distinzione. Il per sé chiude l’intero arco della sua esistenza. Vede solo ombre e non sa di essere legato. Fugge sempre davanti a sé. Fugge nella realtà. Verso il lavoro, il fare. Il giogo anche quando si volta, gli sta sempre alle spalle. Per liberarsi dal giogo gli stoici hanno coltivato per sé lo spirito puro, uno spirito libero sul trono e in catene. Ma anche nell’ermo non gli è stato possibile non giocare.

È necessario dire e pensare che il gioco non è le sue regole. Per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire le regole sono lontane, sono ormai da sempre sue. Pennelli sapienti, scontati e logori in mano all’artista. Nuove discipline appassionano lo spirito.
La tela ora cerca giustizia, cerca armonia. Cerca l’abbandono, “la mia rappresentazione” di verdi pascoli in cielo. Il cielo di tutti, indeterminatezza dell’essere. A questo l’artista è chiamato. L’armonia delle genti. Il coro dell’essere in cielo. Respiro di anime in cieli di alta montagna. Anche la giustizia e l’affanno sono dimenticati. La misericordia per sé non mai soggiace
a costrizione; essa scende dal cielo
 come rugiada gentile sulla terra 
due volte benedetta: 
perché benefica chi la riceve
 come chi la dispensa. Ora è chiaro che anche la giustizia deve obbedire alla morale così come l’artista all’estasi.

Come si chiama il gioco? Il gioco si chiama libertà dello spirito. Lo spirito va verso il sole, nell’ascesi pretende libertà. Lo spirito che non va verso il sole mette gli altri in catene. Chi è scettico rimanga in catene, in quelle catene che da sé si è procurato. Assoluta inquietudine, chiacchiera di ragazzi ostinati, coscienza infelice, vuota e priva di appagamento nel presente. Perennemente distratto dalla vita nella fuga da e verso la realtà. Tutto accade nella singolarità, nella solitudine e nella confusione.
La regola fondamentale essenza stessa del gioco è che si gioca assieme. Questo fatto l’assieme segna il tempo con il senso. È l’assieme a dare la direzione e ad alimentare la morale. L’assieme è l’essenza stessa della morale. Contro chi ci si batte? Contro la paura, la sofferenza, e la morte. Libertà dello spirito contro paura, sofferenza e la morte. Per non morire soli bisogna esserci stati. Questo esserci stati dimensiona lo spirito nella sua gloria.

Dov’è ormai la legge? Dove sono le regole? Sono per questo meno necessarie? L’assieme dà la direzione. Pensiamo dunque alle leggi, stabiliamo pure le regole. È indispensabile e doveroso. Le leggi sono i minima moralia; il gioco che si gioca altrove dimora nella giustizia nella morale e nell’amore, altissimo e impronunciabile dio. E dunque e sempre oltre la giustizia, oltre alla morale, è all’amore che le leggi, queste piccole operose formiche, si devono ispirare. Leggi, giustizia, morale e amore distano tra loro abissi cosi come stanno tra loro pianeti, sistemi solari e galassie. E tutto fa parte del gioco. Come posso parlare a chi mi parla di leggi senza conoscere i piani soprastanti, senza conoscere il gioco? La potenza: essere per riprodursi, riprodursi per migliorare, segna la vita. Gli uomini hanno un modo gli dei ne hanno un altro. Sarà il coraggio o l’amore la mazza a vincere la morte? Solo la cultura ci salverà.