La dignità dell’uomo tra fine e mezzo

Anche fatti recenti dal mondo del cinema ci offrono l’opportunità di riflettere sulla questione morale: esiste un minimo comune multiplo tra le denunce tardive di molestie sessuali subite da attrici (e attori) e lo svelamento dei documenti top-secret di cui tratta l’ultimo film “The Post” di Steven Spielberg?  Sì, esiste e si chiama dignità. 

Daniel Ellsberg, ex militare ed economista del Pentagono, nel 1971 svelò al New York Times alcuni documenti segreti del dipartimento della Difesa degli USA su cui stava lavorando. Tali documenti, poi chiamati Pentagon Papers, rivelavano le strategie del governo americano in merito alla guerra in Vietnam. In una intervista apparsa sul quotidiano laRepubblica alla domanda “seguire gli ordini o la coscienza?” Ellsberg così risponde rivolgendosi in particolare a coloro che operano all’interno di un sistema:

(…) Se, tuttavia … dovessero scoprire che i loro capi e le istituzioni per cui lavorano stanno ingannando il parlamento o l’opinione pubblica, allora li incoraggerei a denunciare ai cittadini quello che hanno scoperto servendosi di documenti che lo provano, e agendo a qualunque costo per le loro vite e carriere”.

Si potrebbe limitare il senso di queste parole sottolineando la formazione da “soldato” o la tarda età cui è giunto Ellsberg dopo aver avuto successo nella sua impresa. Ciò allegerirebbe il peso del confronto con le nostre comuni esistenze. Tuttavia, non possiamo né dobbiamo dimenticare che molti uomini e donne comuni hanno rinunciato persino a vivere, figuriamoci per una carriera cinematografica, pur di non accettare il sopruso, la menzogna, l’umiliazione.  Su  tali sacrifici si sono fondate le libertà e diritti che oggi tanto spesso e orgogliosamente invochiamo e rivendichiamo.

Scrive Hannah Arendt in Responsabilità e Giudizio : “Un fatto del mondo è sempre qualcosa che è diventato tale (come si deduce dall’etimologia latina della parola: fieri – factum est) . In altre parole, è abbastanza vero che il passato ci assilla, poichè la sua funzione è appunto quella di assillare come uno spettro noi che viviamo nel presente e desideriamo vivere in questo mondo così com’è, ossia com’è diventato”.




Parlati dalla lingua

UnknownUnknown-1Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia dichiara in conferenza stampa a Palazzo Marino, 22/03/2015 che: “Non sarò candidato sindaco nel 2016″ e subito dopo dichiara “sono coerente non c’entra la stanchezza (…) fin dalla campagna elettorale ho sempre detto che avrei fatto un solo mandato”. Ma allora perché alimentare per mesi un’attesa nei suoi sostenitori e avversari politici se la sua rinunzia ad un secondo mandato era stata predeterminata? Non solo, ma la predeterminazione della rinuncia al secondo mandato è così motivata “anche perché volevo che a Milano crescesse una classe dirigente di sinistra capace di governare la città”. Questa è un’altra sospensione di giudizio. In attesa di riconoscere nella nuova candidatura a Sindaco quale sarà il risultato di tanta formazione di una nuova classe dirigente di sinistra assistiamo già alla lotta tra Assessori per rivendicare l’eredità: se Piaspia è Achille, chi sarà Ulisse e chi Aiace Telamonio?

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in una intervista al quotidiano La Repubblica del 22/03/2015 a proposito delle dimissioni del Ministro Lupi dichiara che : “ci si dimette per questioni politiche ed etiche non per gli avvisi di garanzia”. Dichiarazione davvero esemplare della sottocultura e amoralità dei politici italiani. La casistica così posta concepisce i tre enti, politica, etica e legalità,  distinti e separati tra loro, senza alcuna relazione al punto che il comportamento può essere adottato in funzione di uno di essi singolarmente a secondo della convenienza e dell’opportunità. Che poi uno dei poteri separati dello Stato, la Magistratura, sia appunto “separato” viene qui inteso come ininfluente nei confronti dell’agire della singola persona, sia essa intesa come persona fisica (l’individuo) che persona giuridica (il ruolo pubblico).

Mantenere una tale concezione tribale mostra però contraddizioni anche attraverso la lingua parlata, che non riesce più a camuffare la vera natura del ragionamento. Richiestogli una valutazione sul candidato del PD De Luca: “Lui ha fatto una scelta diversa, considera giusto chiedere il voto agli elettori e si sente forte del risultato delle primarie”. Tralasciando di commentare l’uso arrogante della “volontà popolare”, la volontà di un popolo che per altro non si accorge di chi vota, è interessante notare come il nostro confuti con tanto candore la sua analisi su De Luca quando rispondendo in merito alla richiesta di archiviazione per le vicende giudiziarie che hanno riguardato suo padre Tiziano così dichiara: “…le persone meritano di essere giudicate in tribunale e non dall’opinione pubblica”.