Perché votare M5S.

 

UnknownSotto un profilo di ragionevolezza l’establishment vuole fare intendere ancora una volta che l’economia ha un valore oggettivo indipendente da qualsiasi posizione ideologica, ovvero che per risanare l’economia bisogna sottoporsi a sacrifici in un regime di austerità; far intendere che questo non è preteso da volontà neoliberiste ma oggettivamente da fattori economico-finanziari. Gli atteggiamenti anti-establishment vengono visti quindi in una logica tipo “Dio perdona a coloro che non sanno quello che fanno” nella convinzione che populismi di ogni genere portino allo sfascio economico nuocendo proprio a coloro che dalla crisi vorrebbero emergere e che una sana politica di austerità e sacrifici vorrebbe risanare. La critica è rivolta soprattutto a quei partiti che seguono in una visione populista la volontà popolare per ottenere il consenso anziché guidare e dirigere. La posizione assunta dall’establishment e quella di chi sa ed è purtroppo costretto a subire l’ignoranza e a lottare contro tutti per il bene di tutti.

L’uomo dell’establishment per antonomasia della politica Italiana è il senatore Mario Monti; senza timore di smentita quanto sopra esposto e senz’altro il suo pensiero. Del resto, data la sua posizione economica e sociale, un suo personale interesse economico in politica è improbabile: comunque vadano le cose in questa vita nessuna crisi lo potrà mai anche solo sfiorare. Rimane dunque persona super partes, insospettabile anche a se stesso. Ha generosamente aiutato a evitare il default al Paese e come ricompensa ha avuto un immeritato ringraziamento elettorale, addirittura con la sua personale scomparsa dalla scena politica.

I grandi uomini che salvano la nazione non sempre hanno riconoscimenti (vedi Churchill). Eppure, ricordo di lui al governo: si disse meravigliato e “ Mi hanno riferito che i salari e gli stipendi degli Italiani sono tra i più bassi d’Europa… questo non lo sapevo”, dopo una pausa aggiunse “vedremo di fare qualcosa”. Ricordo ancora che commentando in altra trasmissione, Cofferati disse “Mi meraviglio che Monti si meravigli”. Fu l’unico.

Ma come? il grande luminare dell’economia, Presidente del Consiglio, cui è stato affidato il Paese, non si è informato su quali siano le retribuzione dei “sudditi” ovvero delle loro condizioni di vita e di sopravvivenza? ma in che mondo vive? Ho pensato che avesse ironizzato, ma sarebbe stata un’ironia del tutto fuori luogo, inoltre quel “vedremo di fare qualcosa” confermava la serietà dell’asserito. Questa sua gaffe definibile più correttamente come un’enorme stratosferica bestialità non fu né notata né ripresa dai media. Questa sua gaffe era tuttavia la dimostrazione che chi vive nel mondo della finanza non ha alcuna idea di come vive la gente; nella fatidica torre d’avorio l’establishment controlla i destini delle umane genti con preoccupazioni che riguardano solo la Macroeconomia e l’Alta Finanza; sono fini esperti e grandi conoscitori del Mercato e delle sue leggi.

Sono gli dèi del Mercato e come tali gli adoratori del Mercato affidano agli dèi le loro vite, pendono dalle loro labbra, ambiscono e sperano di entrare nella torre. Risultato: perdita dei diritti, diminuzione dei salari, disoccupazione, precariato, tagli ai servizi, alla sanità, sfruttamento del lavoro, lavoro nero, nepotismo, voto di scambio, corruzione; paura, rancore, odio, perdita della solidarietà, incertezza sul futuro. Ovunque. Questo il mondo che il neoliberismo va prospettando.

Una direttiva morale ha da sempre guidato la mia vita, applicabile a ogni situazione “Le cerimonie sono fatte per gli uomini e non gli uomini per le cerimonie”, nella fattispecie: ”L’economia è fatta per gli uomini non gli uomini per l’economia”. Il bene comune segna la centralità dell’Uomo e non dell’Economia, un primato che deve essere espresso nella Costituzione anche sul Lavoro.

Un governo deve avere come fine il benessere (miglioramento del welfare state) e la serenità dei cittadini, con riferimento alla cultura intesa come progresso in civiltà e asservire l’economia a questo fine lottando contro ogni disuguaglianza sociale ed economica. Bisogna essere per il popolo non fare la sua volontà, questo è l’unico modo di dargli sovranità, sovranità che risiede nella dignità cui ciascuno al pari di chiunque altro ha diritto. Populismo quindi ha due intendimenti: fare la volontà del popolo, accodarsi alla pancia per acquisire consenso, o restituire a tutti la dignità di una vita che vale la pena di essere vissuta.

Regna nella testa di tutti una grande confusione e si riuniscono nella stessa categoria sotto un unico termine tutti populismi che sono contro l’establishment , ma mentre le destre cavalcano il dissenso che viene dalla pancia, esiste anche chi vuole restituire al popolo la dignità, ovvero la certezza, la sicurezza, la serenità del lavoro e il tempo libero per crescere la propria cultura fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Ora i media cercano di fare un solo fascio dei Salvini, dei Le Pen, dei Trump, dei no-global, del movimento 5stelle, chiamando il tutto dissenso anti-establishment. Come sempre nessuna precisazione su che cosa debba intendersi per establishment o “sistema economico-politico” per cui regionalmente in Italia si è inventata l’”anti-politica”, un termine che riassume nella più totale confusione gli orientamenti più disparati, usando le malefatte di uno per criminalizzare tutti gli altri come appartenenti alla stessa razza. Questo per mettere al riparo un governo dalle sue malefatte, quasi che lottare contro il neoliberismo e la corruzione fosse un movimento di pancia contro la politica in generale. Come sempre si critica il trono attraverso chi ci si siede. Vero è che questo intendimento qualunquista è stato cavalcato dal populismo di destra ma il movimento5stelle non ha della politica questo avviso penso anzi che ritenga la politica l’unico mezzo per ridare dignità ai cittadini ovvero che stia facendo riacquisire anche alla politica la dignità dovuta al suo nome. Solo la cultura ci salverà.




Sul viale del tramonto tutte le vacche sembrano rosse.

E’ dunque probabile che  Silvio Berlusconi esca definitivamente dalla scena politica, non senza però dare gli ultimi colpi di coda da caimano ferito. Ma è auspicabile che esca a colpi delle tanto attese sentenze di tribunale? Quando il Cavaliere scese in campo fui tra coloro che temevano la sua entrata nella politica attiva. In seguito, una volta preso atto che l’opposizione non sarebbe riuscita a sconfiggerlo nel merito, ho anch’io accarezzato la possibilità che l’uomo  potesse essere sconfitto nella forma, perché alla fin fine la forma è l’unica dimensione possibile per un uomo di marketing. Dunque nel 1994 un imprenditore edile e televisivo scese in campo per gestire l’azienda Italia.  Con la rottamazione forzata dalla magistratura di una classe politica corrotta si affacciò sul Paese una nuova classe dirigente costituita sì ancora da reduci e rifugiati politici ( gli ex di qualche partito), ma soprattutto da nuovi personaggi,  professionisti e imprenditori. I nuovi stakeholders  della società civile del tempo.

Per il solo fatto che quel  governo fu eletto dal popolo, per altro già infettato dal  vecchio morbo dell’antipolitica e preparato dalle nuove forme di comunicazione della televisione privata, può per questo essere definito un governo politico?

Oggi, in attesa delle elezioni, lo spettacolo della politica si è arrestato. Nuovi Carneade salvatori della patria gareggeranno alle Primarie (di sinistra?, di centro-sinistra?, del PD, del Pdl? del centro- destra?) per occupare il campo della politica e costituire nuovi poli aggregativi e nuovi carri di vincitori su cui salire.  E noi in questo fermo immagine abbiamo forse l’occasione per riflettere e cogliere una verità: non il governo Monti, ma il governo Berlusconi, in tutte le sue edizioni, è stato il vero “governo tecnico” della Seconda Repubblica.

Ricordiamo che le ragioni per le quali il governo di Mario Monti  è stato definito tecnico sono la prima perché i suoi componenti provengono nessuno dalla politica, ma tutti dal mondo universitario, della economia, della finanza, delle professioni e delle istituzioni; la seconda perché nominato direttamente dal Presidente della Repubblica in seguito alle dimissione del IV governo Berlusconi, dunque senza l’avallo del popolo.  Tuttavia, queste due ragioni rimangono solo formali se non si ricorda altresì che la sua missione andava ben aldilà dell’obiettivo tecnico di sanare i conti pubblici. La vera mission del Governo Monti era sostanzialmente politica: da una parte restituire all’Italia la compromessa credibilità presso i governi europei e americano, dall’altra riconquistare la fiducia dei mercati internazionali. Pena il default finanziario ed economico con l’uscita dall’Europa.

L’espediente del ricorso ai tecnici per governare in particolari condizioni di emergenza in verità non è nuovo se ripensando alla nostra storia antica si ricordi la figura del dittatore romano, costitutiva della Repubblica Romana. La motivazione al suo ricorso era politica, in quanto dettata da una crisi  degli equilibri politici, così come politica era la gestione dei poteri nella continuità del perseguimemnto degli interessi generali della Repubblica. Ma sappiamo bene che la storia non si ripete e, d’altra parte, che Silvio Berlusconi non è certo Giulio Cesare.

 

 

 

 

 

 




L’Ordine Nuovo

Chiesa Battista a Boston, Massachusetts USA

 La missione possibile affidata dal Presidente della Repubblica a Mario Monti è recuperare fiducia per ridare all’Italia la perduta credibilità.  Per fare ciò  il nuovo Presidente del Consiglio incaricato costituirà un governo di tecnici di comprovata competenza ed esperienza europea, al quale affidare il compito di varare le necessarie misure di risanamento finanziario e le riforme economiche per lo sviluppo.

Così come per liberarci dall’incubo berlusconiano abbiamo  avuto bisogno dell’intervento diretto dell’Europa, ora per  scongiurare il rischio del fallimento e ristabilire condizioni economiche positive abbiamo bisogno di personale esterno alla politica.

Le prime parole del nuovo premier mostrano consapevolezza della situazione.  Tuttavia, il vero problema non è  se e per quanto tempo il nuovo governo dei tecnici sarà in grado di  riacquistare la fiducia, bensì come tale fiducia potrà essere  rinnovata e mantenuta dal nuovo governo dei  politici che verrà, la IIIa Repubblica.

Possiamo immaginare, dopo la cura Monti dei prossimi mesi, un governo eletto nel 2013 composto da una combinazione di figure politiche, sia di maggioranza che di opposizione, quali quelle che oggi siedono al Parlamento?

L’ imbarazzo delle sinistre di fronte alle annunciate misure economiche e le rancorose esternazioni delle destre  dopo l’ inettitudine mostrata dal governo Berlusconi non fanno, per ora, presagire nulla di buono. Forse si dovrà sperare nel processo di “rottamazione” avviato da certe componenti della sinistra,  forse nella costituzione  del terzo polo come nuovo “centro” o forse in una riedizione del “berlusconismo” senza Berlusconi …

Penso, invece, che si dovrebbe considerare con attenzione l’ opportunità che  il nuovo governo  ci mostrerà, fungendo da nuovo attrattore per l’avvio di una politica di caratura internazionale, europea e mondiale.  In altre parole, si tratta di  vedere il “governo tecnico di Mario Monti” come una sperimentazione che ci permetta di individuare una nuova classe dirigente del Paese, composta da figure prestigiose sul piano tecnico e istituzionale, da affiancare a nuove figure politiche che siano selezionate sui nuovi criteri e valori.

 

 




La necessità e la virtù.

Mario Monti è la pillola amara che dovremo ingoiare per far passare la febbre.  È una persona per bene e questo ci conforta.
Rimane,  per sua stessa ammissione, che deve essere la politica a governare l’economia e non l’economia la politica.

Si ritiene quindi che il suo mandato alla carica di Presidente del Consiglio sia a termine. Il  fatto è che Monti è ora l’uomo giusto per risanare i conti pubblici e salvare l’Italia. La risposta dei mercati è decisamente positiva e in questo senso.

Non credo però, questione diversa, che Monti sia l’uomo giusto per salvare gli italiani. Il liberismo ha mostrato i suoi limiti e un nuovo Patto sociale si rende necessario per una nuova ridistribuzione della ricchezza che l’attuale sistema ha esasperato oltre ogni limite.
Una dominanza della politica sull’economia e dell’economia sulla finanza sono le condizioni necessarie per un nuovo assetto mondiale. Un riassetto mondiale dovrà necessariamente riconsiderare non solo le problematiche economiche ma soprattutto le problematiche sociali, un nuovo patto per la coesistenza.

A questo fine propongo alcune considerazioni di base per la formazione di una Carta Costituzionale valida per tutti gli Stati, che reciti:
-La cultura del popolo è fondamento per ogni democrazia. Prioritario dovere politico dei governi e di far crescere in civiltà la nazione.
-La civiltà di una nazione si misura dall’amore per il prossimo: dal rispetto dei cittadini nello Stato di diritto e dal rispetto degli uni nei confronti degli altri.
-A questo fine tutti i governi si devono impegnare affinché in ogni ambito educativo vi sia il massimo sforzo per migliorare lo spirito di ciascuno. Il fine è raggiungere lo status di cives, la piena coscienza politica del sociale.