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La storia non ammette la tabula rasa

Arthur Schopenhauer diceva: “Tutti prendono i limiti della loro visione per i limiti del mondo”. Gli esiti dell’elezione del 4 marzo non annunciano una catastrofe, ma al contrario indicano un passaggio evolutivo nella politica italiana, tanto auspicabile quanto necessario, per entrare nel futuro del terzo millennio. Che muoiano i partiti della sinistra italiana è un bene, ma il problema diventa: chi e come recupererà i principi sani della sinistra?  La politica vera è la visione dell’interesse lontano,  sosteneva il giurista  Rudolf von Jehring, 1884) qui da noi prevale invece  la miseria intellettuale dei nostri politici e di molti opinionisti (sic!) ed è disarmante. Invece di conoscere e affrontare il tema cruciale dell’intervento della Scienza e delle nuove Tecnologie nella Cultura umana, non solo nel lavoro e nelle relazioni della vita quotidiana, si abbandonano alla più selvaggia pesca a strascico dei voti instillando in un popolo disorientato dall’analfabetismo funzionale insicurezza e paura verso ogni forma di cambiamento. Per loro il valore è la stabilità, leggi status quo sociale, per di più ricercata nel proprio cortile, mentre nel nostro Universo fondato sulla evoluzione l’unica costante è proprio il cambiamento.

Robert Owen, industriale e socialista del XIX secolo, scrisse: «La generale diffusione delle manifatture in tutto il paese genera un nuovo carattere nei suoi abitanti; e dato che questo carattere si forma in base a un principio del tutto sfavorevole alla felicità individuale o generale, produrrà i mali più deplorevoli e duraturi, a meno che la vera tendenza non venga controbilanciata dalle interferenze e dalla direzione del governo“. Dopo tre rivoluzioni industriali e all’alba della quarta fatta di Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie GNR (Genetica, Nanotecnologia e Robotica) già emerse nei settori tecnologici delle Nanotecnologie e nuovi materiali, della Genetica e biotecnologie, della Robotica e intelligenza artificiale, della Mobilità elettrica intelligente e guida autonoma, della Chimica, cosmetica e farmaceutica, dell’Agritech e agrifood, della Blockchain IoT (Internet of Things), della Realtà virtuale e aumentata, oggi in Italia  la “direzione del governo” cui si riferiva Owen rischia di essere conquistata da ignoranti e ipocriti che nascondendosi dietro la facile difesa dei diritti acquisiti, da loro usati come cortina fumogena, s’improvvisano nuovi luddisti ribaltando nel futuro una felicità perduta.

Un esempio di questa nostalgia ideologica è il “reddito di cittadinanza”. Usato come proposta politica per integrare i redditi inferiori alla soglia di povertà o per compensare lo stato di disoccupazione in attesa di un posto di lavoro,  questo nuovo istituto andrebbe piuttosto inteso e studiato come necessario rimedio allo strutturale aumento della disoccupazione che si prospetta per i prossimi anni, dovuto alla progressiva e inesorabile sostituzione di molti lavori manifatturieri e nei servizi con la robotica e lintelligenza artificiale. Alcuni economisti si sono accorti che la recente crisi economica caratterizzata da un forte aumento della disoccupazione ha coperto la sostituzione di molti lavoratori con l’automazione. E’ stata una prima dimostrazione del fatto che l’economia non potrà più mantenere la promessa di creare nuovi posti di lavoro e certamente non alla stessa velocità a cui la tecnologia, con la sua crescita esponenziale, li eliminerà. La disoccupazione cesserà di essere un fenomeno legato alla fase di un ciclo economico per diventare strutturale e irreversibile.

Siamo entrati in una epoca caratterizzata dal passaggio verso una nuova rivoluzione non semplicemente economica ma culturale e ci troviamo già di fronte ad un bivio:  assecondare la rifondazione in atto di un nuovo ordine mondiale secondo il vecchio paradigma capitalistico basato sulla crescita di una ricchezza che consuma il pianeta creando diseguaglianza economica e sociale, oppure conoscere il nuovo paradigma dello sviluppo tecnologico ed imparare ad accoglierlo per controllarlo e dirigerlo. Non conoscere l’evoluzione tecnologica in atto e non riconoscere in essa la nuova emergenza evolutiva,  resistere ad essa descrivendola come un pericolo per l’umanità o accettarla passivamente come una nuova religione salvifica, ci coglierà impreparati e ci condanna ad essere spazzati via dalla piena dei cambiamenti che sta per travolgere la nostra civiltà come oggi la conosciamo. Occorre perciò liberarsi dal pensiero unico-economico di uno sviluppo basato esclusivamente su beni materiali e sul possesso e ripensare l’intera struttura economica e sociale, ripensare le nostre vite, ruoli, scopi, priorità e motivazioni.  Ci sarà sempre meno spazio per ideologie verticistiche e conflittuali legate all’appartenenza etnica, religiosa, politica o territoriale. La politica democratica si svilupperà orizzontalmente, trasversalmente per problemi, e  richiederà sempre più informazione, comunicazione e cooperazione.

L’epoca appena iniziata della Singolarità Tecnologica, della fusione  di tecnologia e intelligenza umana, ci pone l’obbligo di costruirne uno nuovo paradigma culturale che cambierà radicalmente la nostra coscienza, la nostra intelligenza e dunque il nostro sistema sociale.




Parigi val bene una messa?

UnknownGli ultimi tragici avvenimenti nella capitale Francese mi hanno portato in sogno alcune riflessioni. Se è vero come è vero che nessun popolo è giunto fino a noi se non a mezzo della religione, è altrettanto vero che gli dei sono un’invenzione dell’uomo che ha seguito passo passo l’evoluzione culturale. Cuius cultura eius religio. Una questione di mera appartenenza. Dunque tutta l’umanità in tutti i percorsi trascorsi indipendentemente dai modi è stata guidata da sempre solo da un sogno, da religioni tanto necessarie quanto impossibili. Siamo da sempre vissuti nella menzogna e i tempi degli dei falsi e bugiardi non è terminato, ancora si adorano idoli. L’unicità di Dio non è ancora stata raggiunta. Ancora si recita il mio e il tuo Dio.

Tentare di concepire Dio sostituendosi nel suo pensiero e nella sua volontà è di per sé un’arroganza inesprimibile. Si tratta della ubris, di quella tracotanza che rimane vizio capitale in ogni religione. “Dio lo vuole” è la più grande delle bestemmie.
Al Dio piace e non piace si parli di lui. È pericoloso sfidare gli dei.
Ma sto parlando ancora del Dio delle religioni, quel Dio che le religioni hanno inventato. Diversamente affermo che è ancora possibile concepire Dio malgrado l’interpretazione da cui nascono gli dei umani. Potete voi immaginare un Dio, potete pensare a un Dio? ci chiede Nietzsche.

Di contro a verità assolute attribuite a falsi idoli, anche da parte laica di rimando a uno spirito che è solo un fantasma, si bestemmia la Verità e si attribuisce allo Spirito ciò che allo Spirito non appartiene. Morta la religione si aprono abissi su cui il materialismo ha fatto più danni delle religioni. Giustamente l’allora Cardinale Ratzinger metteva in guardia verso l’ateismo. È pericoloso liberare gli schiavi. Senza convinzioni ci si apre il nulla e la paura della morte attanaglia lo spirito. L’abisso che si apre è angoscia e smarrimento. “Scrivete da voi le tavole della vostra legge”(Nietzsche): nel vuoto esistenziale delirio in attesa del salvatore. Perché c’è comunque bisogno di un senso.
Stalin era ateo e Hitler considerava il cristianesimo un valore di appartenenza non certo una religione.

Laico o religioso che sia lo Spirito c’è, la Verità c’è, si esprimono e sono stati espressi in tutti i valori che hanno segnato il progresso come progresso umano e segnano di contro a ogni relativismo comunque inteso nel positum la Via, via corroborata da valori che sono nella coscienza prima che nell’universalità. Si tratti di Cristo, di illuminismo o di Umanesimo la via dello Spirito è segnata. Su questo bisogna riflettere. Esistono valori che hanno trasversalmente ad ogni credo segnato il cammino dell’umanità. L’Essere nella coscienza mostra la Via. Anche al di là dell’imperativo Kantiano.
“Combatterò per tutta la vita le tue idee ma sono disposto a sacrificare la vita perché tu le possa esprimere” (attribuita a Voltaire) e ancora “Da giovane ero comunista, poi ho cambiato idea. Allora ho capito che era giusto sacrificarsi per un ideale ma non era giusto sacrificare gli altri” (Herbert Marcuse) sono espressioni di civiltà e bastano da sole a definire l’assoluto della verità. Commentano e criticano in profondità l’accaduto.

Gli idoli dalla barba bianca o disseminati da profeti esegeti di Sacre Scritture nascondono la Verità e lasciano l’umanità addormentata a sognare se stessa.
Ha detto Cristo “Le scritture sono chiuse” e ancora non si è capito.
Pur segnando passi benemeriti e indispensabili per l’umanità le Sacre Scritture ci dicono solo del senso di appartenenza e della coscienza legata ai tempi. Precorrono grandemente i loro tempi, ma nel tempo col tempo segnano il passo. Per quanto benemerite bestemmiano dicendosi la Parola di Dio. Questo in quanto solo l’autorità attribuibile a Dio può tenere uniti i popoli. Le Scritture segnano indelebilmente i passi compiuti dallo spirito, ma paralizzano al contempo ogni sua possibile evoluzione. Le tesi in esse contenute divengono nuove antitesi, un freno per ogni possibile perfezionamento: un’ideologia.

Se devo pensare a Dio, io penso a Dio come Evoluzione, dal big bang fino alla coscienza di sé, miliardi di anni di contro alle poche migliaia di anni dei Sacri Testi. Queste le proporzioni nel modo come nella misura. Se devo pensare a Dio penso a quell’ Amor che regge il cosmo e tutto lo governa (Dante). Capire le stelle guardando il mondo dalle stelle. “Bisogna preparare la casa al superuomo” diceva Nietzsche e io penso all’evoluzione come alla preparazione all’avvento dell’uomo e alla terra come al centro spirituale dell’Universo a quella coscienza venuta in essere per dare all’Universo un Senso. Di contro al piagnisteo materialista offro l’immagine blasfema di una nuova centralità fondata sullo Spirito e la sua Verità. La natura umana è qualcosa da costruire in fieri e non da ricercare nel passato. Il libero arbitrio ci lascia una grande responsabilità. Se è vero che noi dobbiamo fare la Volontà di Dio è altrettanto vero che Dio può fare solo la nostra volontà. Dio ci aiuta solo con la bellezza, la bellezza del mondo come dell’anima. L’una per l’altro. La Verità dell’Essere è qualcosa ancora inesplorato. Solo la cultura ci salverà.




L’amor che muove il sole e l’altre stelle

Amor scaro e amor profano. TizianoIl teologo cattolico Vito Mancuso ci riprova con il suo ultimo libro a mettere ordine nell’etica cattolica e questa volta affronta il tema-tabù della  sessualità.

Il tentativo è tanto lodevole per la coraggiosa apertura dell’autore, uomo di sincera fede cattolica, quanto apprezzabile per l’arretratezza etica e culturale del paese in cui opera. Tuttavia, l’autore non esce dal circolo vizioso di un’etica fondata sulla contrapposizione del Bene al Male, riproducendola nella Natura. La concezione della Natura di Mancuso è infatti anch’essa dualistica dal momento che contrappone al Logos il Caos e, dunque, l’obbedire alla Natura con i suoi cicli presi come criterio di legislazione etica, non significa obbedire a Dio, che va concepito come puro Bene. Di più, la morale sessuale cattolica conferendo un primato alla Natura così intesa disconoscerebbe la specificità dell’essere umano caratterizzato dalla libertà di comprendere, volere e decidere. L’autore, infatti, afferma di credere nell’uso libero e responsabile  dell’intelligenza della persona umana e della sua volontà.

Una prima osservazione è chiedersi chi abbia creato la Natura con il suo portato di Caos se Dio si limita al Logos (il Bene): in questa impostazione vi si può riconosce l’impostazione della religiosità degli antichi greci che poneva Ananke, la Dea della necessità, della potenza del destino inalterabile, al di sopra di tutti gli altri Dei. Trovo, tuttavia, più interessante rilevare l’insistenza sui concetti di libertà, coscienza e responsabilità nella persona umana che l’autore mostra sempre più convintamente nelle sue opere. Le sue concezioni in materia, che personalmente condivido sebbene da una posizione extra religiosa, dovrebbero portarlo ad  ammettere di essersi “riformato” ed uscire così da un’impostazione Cattolica ormai minata alla base per aderire a quella Protestante: l’autorità della fede che sostituisce la fede nell’autorità.

Dal mio punto di vista, tuttavia, è più interessante  constatare come il vero tabù del cattolicesimo, ed anche dell’intero cristianesimo, sia la Teoria dell’ Evoluzione. La Chiesa, il cui vero peccato originale è la conoscenza, non può certo contrapporsi alla Teoria della relatività o alla Meccanica quantistica, ma tra tutte le teorie scientifiche moderne e attuali quella che non potrà mai accettare, e alla quale tenta sempre di opporsi fino a tentare di estirparne l’insegnamento dalla scuola, è quella di Darwin.

Ritroviamo nell’analisi di Vito Mancuso sulla Natura proprio l’assenza del concetto di Evoluzione, che gli consentirebbe di superare la concezione manicheista  della Natura concepita in una dualistica opposizione tra Logos e Caos e giungere ad una visione dinamica della Natura (l’Universo) che è mutevole. Le malattie e le sciagure naturali non sono manifestazioni maligne della Natura (il Caos) sulle quali Dio (il Logos) non può intervenire, bensì parti fondative ed integranti del divenire universale, contro le quali l’uomo pure si oppone con la sua Cultura per limitarne gli effetti negativi, ma con la consapevolezza di appartenervi.

All’autore di questo saggio e a tutti coloro che sono alla ricerca della verità suggerisco l’ipotesi che discende dall’Evoluzione stessa secondo la quale la verità sta nel futuro.




Introduzione alla Filogenesi Culturale

Ogni uomo alla nascita deve ripercorrere in pochi anni tutto quel cammino che la propria civiltà ha percorso in migliaia e migliaia di anni, nasce quando il mondo è già parlato. Mafalda, la protagonista dell’omonima striscia a fumetti di Quino (un signore che con il fumetto ha fatto cultura), ad una amica che le chiede se capisce quando parlano i grandi, risponde: “sei mai entrata in un cinema quando il film è già cominciato?”.

La mia intuizione è stata trasportare quest’idea dall’ontogenesi alla filogenesi, alla nascita dell’uomo in quanto coscienza durante l’evoluzione. Quando la coscienza nasceva migliaia di anni fa e nasceva proprio in quanto coscienza, il film era già cominciato, esistevano già le regole, regole non solo naturali ma anche culturali. Anche se nessuno le aveva fatte e solo la mente umana aveva potuto partorirle, le regole erano già lì prima che la coscienza fosse.

Com’è possibile?  Chi le aveva fatte?  Da dove vengono le regole?

Questa apparente contraddizione trova la sua spiegazione nella cultura come positum, nel modo in cui la cultura viene a depositarsi agli albori di ogni civiltà. Questo modo da me definito selezione culturale sta alla base della filogenesi culturale. La filogenesi culturale si occupa della fenomenologia dello spirito attraverso emergenze esistenziali che altro non sono se non le premesse per l’epifania dello spirito nelle sue diverse manifestazioni. Emergenze strettamente legate alla selezione naturale, alla sopravvivenza del gruppo, ma al tempo stesso costituenti per l’individuo un nuovo modo di esserci.

Da questa idea è nata un’opera: la filogenesi culturale. Quest’opera ha l’ambiziosa pretesa di voler rivoluzionare la concezione fin qui avuta della filosofia, di sottrarre la filosofia al ruolo di ancella nei confronti della scienza, posizione nella quale ora versa in qualità di epistemologia, per riportarla al primato che le compete tra le dottrine interpretative.

Non è un testo ovviamente per gli adoratori della cultura in pillole, la lettura non offre scorciatoie; tutto va letto, letto fino in fondo e digerito. La sospensione del giudizio è indispensabile alla comprensione. Qualsiasi ideologia, qualsiasi appartenenza, qualsiasi posizione pregiudiziale in dottrina come nella persona ostacola la comprensione.

Molto brevemente dirò che esiste un vuoto tra la Scienza e Dio che oggi non è riempito da alcunché, un vuoto che le considerazioni sull’essere Heideggeriane rientranti in quella scienza preliminare che fonda l’analitica esistenziale colmano solo parzialmente. Anche Heidegger per quanto possa essere stimato il più profondo ricercatore in merito all’Essere, alla sua ontologia, rimane legato in quella che si può definire una filosofia statica, un modo di vedere  e approfondire la realtà che parte dal soggetto calato nella realtà storica del tempo in cui vive e che cerca i fondamenti dell’essere a partire dalla stessa per tornare alla stessa senza mai uscirne né riuscire a vedere di stare ragionando su un solo piano, quello della cultura del proprio secolo.

Di contro, la visione antropologico culturale offerta nella filogenesi spazia in una categoria dell’essere ignorata dalla filosofia: l’evoluzione, l’evoluzione filogenetica che la cultura ha avuto a partire dagli animali fino a giungere all’uomo. Ho cercato di analizzare il più puntualmente possibile le emergenze esistenziali che hanno costituito il positum della cultura umana. In questo studio della dinamica dell’essere nel suo divenire si fonda la filosofia dinamica.

In osservanza dell’analitica esistenziale mi sono rifatto a un domandare più originario, ma diversamente da Heidegger, il mio a che non ha spaziato astrattamente nella riflessione, partendo cioè da un’indagine su un piano orizzontale legato alla cultura dell’epoca da me vissuta, ma il mio spirito è sceso più concretamente verticalmente nell’evoluzione dell’essere della cultura della storia naturale, parallelamente indagando sui mutamenti dello Spirito. Dalla natura all’uomo, dalla res estensa alla res cogitans, vi sono infiniti passaggi senza soluzione di continuità che hanno tuttavia diversificato l’essere come la notte il giorno. Alcuni di questi determinano svolte radicali nel modo di esserci. È a queste emergenze che ho posto attenzione.

È bene precisare che quanto fatto anche se non pretende di essere alla portata proprio di tutti, non è un libro per specialisti e non inerisce la sola filosofia. Quanto riscontrato ha aperto sentieri, altrimenti interrotti, che spalancano a trecentosessanta gradi nuove visuali in tutti i campi, e che può trovare applicazione a stregua di un trattato del saper vivere anche nella vita pratica di tutti i giorni in merito a comportamenti da tenere in ordine di sesso e affettività, nonché in generale col prossimo.

Le conoscenze acquisite con queste letture  costituiscono una piattaforma imprescindibile per qualsiasi discussione che voglia meritare di discussione il nome. Non stimo certo di aver esaurito lo scibile, ma al contrario di aver aperto una cruciale via per la sua espansione, per l’analisi dell’esistente e delle prospettive future.  Sono i primi passi sulla luna.

Alcune considerazioni di ordine metodologico. Nella filogenesi culturale ho espresso la tridimensionalità del Discorso e il labirinto che ne rappresenta l’immagine grafica, una logica unisce e concatena il tutto. Data la tridimensionalità il labirinto è percorribile in più di una dimensione e distinguendo sommariamente gli eventi in orizzontali e verticali, studiando le emergenze io cerco di capire la loro nascita nel tempo e il loro sviluppo in un tempo così indeterminato da andare dalla nascita dell’uomo fino al periodo che precede la storia.

Ritengo questo possibile solo perché l’evoluzione mostra un andamento parabolico. Mettendo in ordinate i progressi e in ascisse il tempo, essendo l’incremento più che proporzionale, si può assistere fino al periodo che precede la storia, diciamo fino a diecimila anni fa, ad uno sviluppo culturale lentissimo quasi nullo se paragonato agli sviluppi poi avvenuti, lento ma tuttavia non nullo. Seguendo la logica usata, la logica del reale, un’analitica esistenziale applicata sulle emergenze esistenziali mi è stato possibile capire gli abissi in cui lo spirito ha fondato le proprie radici.

Ogni volta che le stesse sono state ritrovate sono stato poi costretto a frenare il pensiero che inevitabilmente spingeva verticalmente nel tempo a paragone e a spiegazione dell’oggi. Chiaramente si svelano qui in parte le finalità che mi sono proposto ma che vorrei aver cura di raggiungere gradualmente. Anche perché risalire per intero uno solo di questi filoni meriterebbe di per sé una trattazione.