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La sostenibile presenza dell’Essere

images-2Può apparire ovvio intervenire alla cerimonia di apertura dell’Expo dedicata alla nutrizione del pianeta e parlare del valore del cibo in un mondo dove milioni di persone muoiono di fame e altri miliardi la soffrono, tanto più per chi si muove tra le parole del Vangelo, non si vive di solo pane, e le invocazioni delle preghiere, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Eppure, il discorso del Papa è andato ben oltre ciò che l’orgogliosa esposizione mostra con la propria magnificenza: “Vorrei che oggi ogni persona che visiterà Expo percepisca la presenza di quei volti, una presenza nascosta ma che in realtà deve essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, che muoiono anche per un alimentazione carente e nociva”.

E non solo si evocano i volti di coloro che non sono presenti come i veri soggetti della esposizione, piuttosto che gratificarsi per le masse attirate dallo spettacolo, ma si richiamano i governanti e gli uomini di potere alla etica della cura per la terra “L’atteggiamento della custodia non è un impegno esclusivo dei cristiani, riguarda tutti”, all’etica nella politica: “Quali i pilastri di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica? La risposta è precisa: la dignità della persona umana e il bene comune”. 

Ai politici in particolare il Papa si rivolge infine una lezione: «Abbiate uno sguardo e un cuore orientati non ad un pragmatismo emergenziale che si rivela come proposta sempre provvisoria, ma ad un orientamento deciso nel risolvere le cause strutturali della povertà. Ricordiamoci che la radice di tutti i mali è la iniquità”.

Il discorso del Papa è alto perché pone il problema non più solo in chiave pastorale e religiosa quanto perché esplicita una critica economica e politica: «No, a un’economia dell’esclusione e della iniquità. Questa economia uccide» e nel contempo apre alla riflessione filosofica, perché alla fin fine ciò che muove le coscienze è ciò che non si vede, la presenza immanente dell’Essere.

 

 

 

 

 




Ormai solo la cultura ci può salvare

UnknownSi legga l’articolo sul Corriere della sera in cui estrapolando pochissime righe virgolettate si vorrebbe attribuire al filosofo indubbie collusioni con il nazismo. È inutile parlare di Heidegger, né parlare con Heidegger, pensando di comprendere e poter riportare quanto dice se non si comprende il piano della discussione, ovvero l’ ex-sistentia, che l’Essere non è un ente, che la verità è la Verità dell’Essere, che la sostanza è la manifestazione dell’Essere nell’essente. Per certo il suo dire non è facile e non è comprensibile a tutti: un grande uomo condanna gli altri a spiegarlo. Un po’ altezzosamente non si cura degli sciocchi. Soprattutto non si schermisce da possibili fraintendimenti, “chi ha orecchie per intendere intenda” degli altri degli sciocchi non si occupa. Grave errore: gli sciocchi lo crocifiggeranno! Heidegger non si difende, non si difende mai. Si scusa, ma non si difende. La sua è una posizione esistenziale e un metodo cui vuole rimanere fedele fino in fondo. Di qui il suo silenzio.

L’operazione giornalistica è quella solita scorretta e banditesca con la quale si pretende di comprendere una filosofia o un’appartenenza attraverso frasi virgolettate. Giornalismo da strada ad uso di straccioni che hanno fame di notizie più che di verità. E, nota bene, si tratta della pagina culturale. L’importante per tutti per “capire” non è mai infatti capire, ma schierarsi. È tipico del pregiudizio imperante ragionare per partito preso. Solo si accenna e già si giudica. Per un giudizio su Essere e Tempo personalmente ho dovuto sospendere lo stesso per più di mille pagine. E il giudizio è seguito solo quando sono stato sicuro di aver capito. Capito tutto fino in fondo. Ogni frase contenuta nel libro presa a sé non significa nulla, come nulla significa ciò che viene riportato dai giornali. Dai giornali a volte, spesso, neppure il fatto viene mai chiarito, ma ecco che già l’opinione pubblica, l’opinione ignorante della plebe è schierata. E in “democrazia”, si sa, quello che conta sono i numeri: l’opinione.

Sull’articolo del «Corriere» si riporta che «Gli ebrei (nei Quaderni neri) non appartengono nemmeno ad un mondo diverso da quello tedesco, ma sono senza mondo, esclusi dall’Essere». In particolare, nella nuova parte dei Quaderni Neri, il pensatore di Essere e Tempo parla espressamente di «autoannientamento», riferendosi al popolo ebraico. Ebbene, personalmente detesto gli ebrei, i neri, i gay, le lesbiche, i rom, i mussulmani i cristiani … perché mentre io li ritengo uguali, tutti costoro si ritengono diversi e in particolare migliori, sicché considerano la loro emarginazione unicamente una colpa altrui e guardano al prossimo con diffidenza, malanimo e spesso anche rabbia fino ad arrivare ad odiare. Si impone una domanda: chi è razzista?

In altre parole i “diversi” si autoescludono dal mondo o, per usare le parole di Heidegger, dall’Essere. Più gli ebrei di quanto non abbiano fatto i tedeschi, non i tedeschi della shoah, ma il popolo tedesco nella storia. Ovviamente Dio deve essere uno per tutti come parimenti la Verità, essenza dell’Essere garante dell’uguaglianza.
In un’intervista a Der Spigel del 1966 (pubblicata postuma nel 1974):
-Spiegel: Si dice che i suoi rapporti, senza dubbio non con tutti, ma con alcuni di questi studenti ebrei siano stati molto cordiali anche dopo il ’33. E’ così vero?
-Heidegger: Dopo il 1933, il mio atteggiamento è rimasto immutato.
Si noti bene: immutato. Questa infatti deve essere la posizione di fronte a chi vuole diversificare. La postura corretta dello spirito di contro a ogni razzismo: né contro né a favore.

Ancora nell’articolo del Corriere si legge: “Nei testi composti tra il 1942 e il 1948, dice in sostanza che l’azione degli alleati nel fermare i tedeschi è stato un «crimine» più grave delle «camere a gas»”. Questo “in sostanza” rivela che l’asserito non è l’asserito di Heidegger, ma solo la comprensione dovuta all’intervistatore.
Per sostanza Heidegger intende ben altrimenti, ovvero la manifestazione dell’Essere nell’essente e credo che Heidegger si chieda il più estensivamente possibile quale danno sia stato maggiore per l’umanità se l’olocausto o l’aver residuato il dominio dell’uomo sull’uomo e la conseguente disumanizzazione dell’uomo considerato mezzo e merce, così come è avvenuto in Russia o, aggiunge, nel regime capitalista, considerazione espressa da Heidegger nell’intervista a der Spigel del ‘66. Lettura che consiglio a tutti.

In attesa di leggere i Quaderni neri annunciati di prossima pubblicazione in italiano, un avviso ai lettori, solo quei pochi che hanno orecchie per intendere: non ho inteso difendere Heidegger, ma la Verità. Solo la cultura ci salverà.