L’astuzia dell’intelligenza. Parte terza: l’oracolo del terzo millennio.

La ricchezza e la vita delle società in cui domina il modo di produzione capitalistico  si sono presentate a Karl Marx come una immensa raccolta di merci  e a Guy Debord come un immenso accumulo di spettacoli.  Oggi si presentano a noi tutti come una immenso accumulo di dati.  Le nuove tecnologie informatiche, computer e web, producono e raccolgono un volume di dati enorme che  cresce con un ritmo esponenziale di tale imponenza che nuovi e più potenti metodi di analisi quali l’Intelligenza Artificiale (IA) si rendono sempre più necessari per utilizzarli (Big Data).

Oltre a ciò, con la IA  assistiamo alla creazione di nuove macchine (robot) e nuovi programmi informatici (algoritmi) capaci di apprendere e di assumere comportamenti simili a quelli umani, tali che già oggi  possiamo definire intelligenti.  Quando fra alcuni anni, non molti ormai, disporremo di Supercomputer e Computer Quantistici capaci di analizzare velocemente i dati a disposizione  la stessa IA, questo è quanto ci si aspetta, inizierà a produrre nuova conoscenza. La rivoluzione prossima ventura, dunque, chiamata singolarità tecnologica non è tanto la creazione di una intelligenza artificiale superiore a quella umana, quanto il fatto che tale IA, alienata dall’uomo, sarà in grado di generare autonomamente nuove conoscenze scientifiche. A quel punto, il nuovo problema che si porrà all’umanità sarà, nel passaggio dall’uomo alla macchina, il controllo nella IA della sua evoluzione dall’autoapprendimento ad una possibile forma di autoconoscenza.

Dal momento che questa evoluzione verso una nuova forma d’intelligenza, alienata dall’uomo, è frutto della stessa intelligenza umana dovremmo fin d’ora porci la domanda: potrà un giorno l’Intelligenza Artificiale porsi di fronte all’uomo come l‘oracolo del terzo millennio con il monito conosci te stesso?

L’evoluzione della scienza ci spinge a recuperare la filosofa per rimetterla a fondamento del pensare umano. Il pericolo, altrimenti, è quello indicato nel Prometeo incatenato di Eschilo, dove Oceano esorta Prometeo con queste parole: « Vedo sì, Prometeo, e voglio darti il consiglio migliore, anche se tu sei già astuto. Devi sempre sapere chi sei e adattarti alle regole nuove: perché nuovo è questo tiranno che domina tra gli dèi. Se scagli parole così tracotanti e taglienti, subito anche se il suo trono sta molto più in alto, Zeus le può sentire: e allora la mole di pene che ora subisci ti sembrerà un gioco da bambini. »