L’astuzia dell’intelligenza. Parte seconda: lo specchio dell’uomo.

Secondo Hannah Arendt  l’età moderna si denota per  l’alienazione del mondo. Sia che l’alienazione abbia origine dal modo di produzione capitalista  (Marx) o che sia connaturata al pensiero stesso (Hegel), questa proiezione dell’uomo al di fuori di sé, dopo l’invocazione  del punto di Archimede col quale sollevare il mondo, si è manifestata nei tre eventi  che hanno introdotto l’uomo nell’era moderna: la scoperta dell’America, che completa l’esplorazione e l’acquisizione da parte dell’uomo del pieno possesso della residenza terrena;  la Riforma, con la quale la fede cristiana viene restaurata nel trascendente, mentre la secolarizzazione proietta l’uomo in se stesso; infine, l’uso che Galileo Galilei fa del telescopio che da allora permette alla fisica di conoscere la natura da un punto dell’universo che si trova fuori dalla terra. Oggi, a pochi anni dall’inizio dell’era digitale,  la caratteristica dell’alienazione del mondo si presenta con un nuovo evento: l’Intelligenza Artificiale.

Nella parte prima di questo post ho elencato i tre nuovi dogmi per la Scienza e la Tecnologia applicate all’Intelligenza Artificiale, tra questi quello secondo cui l’intelligenza rivela un carattere astratto, intangibile ed etereo perché reso indipendente dal substrato.  Il punto è che l’intelligenza si è trasferita fuori da noi nei computer e nei robot, fuori dalla nostra mente, ed emulando il funzionamento del nostro cervello, per mezzo di algoritmi che apprendono e modificano se stessi apprendendo, acquisisce capacità  computazionale e abilità comportamentali che si sostiene entro non molti anni (singolarità tecnologica) non consentiranno più di distinguere l’uomo dalla macchina (test di Turing).

La singolarità tecnologica  si configura pertanto come un valore di soglia oltre il quale la IA potrà acquisire autonomia rispetto alla intelligenza umana. l’IA non si limiterà più ad emulare l’intelligenza umana, a compiere le stesse attività umane con una efficienza e forse anche efficacia incommensurabilmente maggiori, ma comincerà essa stessa a produrre  nuova conoscenza. La sua capacità di computare tra la miriade di informazioni dei Big Data, già oggi presente e utilizzata in vari settori, le consentirà infatti di scoprire nuovi legami tra fenomeni diversi.

Separata definitivamente dal suo substrato, l’intelligenza confermerà il suo legame con la conoscenza, ma rimarrà ancora separata dalla coscienza. Da Kant in poi la distinzione tra ragione (Vernuft) e intelletto (Verstand) porta, ancora secondo la Arendt,  “alla distinzione tra due attività spirituali completamente diverse, pensare e conoscere, e tra due ordini di interessi altrettanto diversi, il significato per la prima categoria e il sapere per la seconda”. Lo sviluppo della IA potrà essere illimitato e la sua evoluzione universale, in quanto ormai posta al di fuori della mente umana offrirà all’uomo una nuova opportunità  di riflessione filosofica sul “conosci te stesso”, come un selfie della coscienza. È sempre la Arendt a ricordarci che ” il bisogno di ragione non è ispirato dalla ricerca della verità ma dalla ricerca di significato”. 

Quindi non si tratta di temere lo sviluppo incontrollato della Tecnologia, ma di riprendere il senso del pensare per controllare la sua onnipotenza, avendo presente che pensare non è conoscere, ma distinguere il bene dal male.

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