La scuola dell’obbligo

La scuola di Atene

La scuola di Atene

Leggo su un quotidiano: “L’Italia fanalino di coda negli investimenti per la scuola”. Come sempre il problema è affrontato sul solo piano economico. I mezzi sono indubbiamente necessari, ma se ci si limita a questioni di bilancio non si raggiunge il fine. Diversamente è indispensabile un cambiamento di mentalità.
 La domanda è semplice: qual è il fine della scuola?
 Col termine scholéion gli antichi greci indicavano il luogo in cui veniva speso il “tempo libero”, cioè il luogo in cui si tenevano discussioni filosofiche o scientifiche durante il tempo libero, per poi descriverlo come  il “luogo di lettura”, fino a concepirlo come il luogo d’istruzione per eccellenza.  Ai nostri tempi la necessità della preparazione è cosa nota, quello che invece è meno noto è che la scuola è utile  a “fare dei cittadini”, ovvero gente preparata non solo didatticamente ma sopratutto  ad inserirsi nel sociale attraverso insegnamenti morali. Che si sta facendo per questo?  La maturazione dello spirito è fondamentale affinché un cittadino non sia una merce solo in uso all’industria o alla finanza ma una “persona”, una persona socialmente utile. Occorrono regole morali, una cultura sociale, politica e filosofica, che deve essere bagaglio educativo necessario e imprescindibile per tutti, materie che devono essere insegnate in ogni ordine di studi, università compresa.

Il “merito” oltre che sulle capacità, deve essere fondato sull’utilità sociale. Senza una coscienza sociale geni superdotati possono fare più danni di quanti possa sognare la tua filosofia. La direzione presa mondialmente è ora esattamente opposta: servono tecnici-robot privi di spirito. Il Pensiero Unico Economico privilegia gente supercompetente senza coscienza sociale e affossa sistematicamente ovunque gli studi umanitari, studi che non a caso portano questo nome. Gli studi umanitari stessi vengono depauperati di umanità: si può laurearsi in legge senza capire “giustizia” o studiare filosofia senza comprendere “morale”.  Si confonde morale con moralismo, il Dio con la sua degenerazione: l’idolo.  Il risultato, sotto gli occhi dei vedenti, è il disastro umanitario cui stiamo assistendo.

Abbiamo nei vari governi personaggi “poveri di spirito”, che hanno vissuto la loro triste esistenza nei salotti della politica, con poche o nessuna esperienza umana, con scarsa o nessuna educazione spirituale. Personalità che intimamente riproducono la mediocrità infantile che appartiene a tutti, e che per questo hanno successo. Sono i grandi comunicatori, abilissime nullità, che sono stati causa di tutte le tragedie avute in passato e che sono ora rischi per l’avvenire. Chi era Hitler? Chi è Trump? Chi sono umanamente anche tutti gli altri? Senza un’adeguata educazione dello spirito sia per il popolo sia per i governanti, ogni speranza è vana, qualsiasi sia l’ideologia o regime cui una nazione si rifaccia. Il ruolo della scuola in questo è vitale.  Solo la cultura ci salverà.

 

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