O la borsa o la vita

UnknownDi chi sono questi soldi?. Con quantitative easing  (allentamento quantitativo) si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte di una banca centrale e la sua iniezione nel sistema finanziario  ed economicoLa nuova moneta creata dal nulla dalla BCE (banca centrale europea) è offerta a debito (interesse dello 0,25%) non agli Stati membri ma a tutte le banche della comunità con l’impegno da parte di quest’ultime ad acquistare titoli di Stato, aiutare le imprese e le famiglie. Pio proponimento. 

Il quantitative easing dovrebbe essere inoltre uno strumento in grado di assicurare la permanenza dell’inflazione al di sopra di una certo valore che come obbiettivo ha un’inflazione pari al 2% annuo.  Si osserva che perché si vada verso l’inflazione (da tutti sempre condannata come il peggiore dei mai) bisogna che la domanda superi l’offerta ovvero aumentino i consumi, cosa possibile solo se il denaro giunge alle famiglie. Una politica monetaria dunque allo scopo di stimolare la crescita economica e l’occupazione, che coinvolge le banche centrali nell’acquisto di titoli governativi con scadenza a breve a termine, per abbassare gli interessi medi presenti sul mercato. La BCE è una banca privata che tuttavia dovrebbe fare gli interessi di tutta la comunità.  Le Banche Centrali Nazionali (BCN) sono le uniche autorizzate alla sottoscrizione e alla detenzione del capitale sociale della BCE. La Banca Centrale Europea è ufficialmente di proprietà delle Banche Centrali degli Stati che ne fanno parte. L’accesso al credito tuttavia è stato aperto anche alle banche private nazionali allo scopo di trasmettere il credito per migliorare le condizioni di accesso al credito per aziende e famiglie oltre a ridurre i costi dell’indebitamento per i governi. Tuttavia Draghi ci informa che la cinghia di trasmissione non ha funzionato.

In Italia. La Banca d’Italia (BCN) è un istituto privato di cui i maggiori azionisti sono  Gruppo Intesa (26,81%) Gruppo San Paolo IMI (17,44%) Gruppo Capitalia (11,15%) Gruppo Unicredito Italiano (10,97%) Gruppo Assicurazioni Generali (6,33%) pari al 72,7% segue INPS (5%) e banche minori. Questi istituti hanno potuto acquisire soldi europei con interessi irrisori (0,25%) dietro l’impegno di acquistare titoli di Stato e di aiutare l’economia e le famiglie. Quest’impegno è un impegno morale e come tale è stato dai diversi Stati diversamente interpretato. Nel suo complesso non è stato rispettato, ma particolarmente non è stato rispettato in Italia paese in cui i finanziamenti per le imprese e gli aiuti alle famiglie dal momento dell’introduzione del QE anziché aumentare sono diminuiti: malgrado le iniezioni di liquidità della BCE, sono diminuiti i prestiti bancari e ne risente il credito alle imprese (analisi CGIA Mestre). Grazie alle aste del TLTRO (Target long term rifinancing opertion: operazione di rifinanziamento mirata a lungo termine) le banche italiane si sono intascate 108,3 miliardi di euro, ma poco o niente è arrivato nelle tasche di privati, famiglie e imprese italiane. Ma allora che fine hanno fatto i 108,3 miliardi di liquidità incassata dagli istituti italiani da settembre 2014 a giugno 2015? (Economia e Finanza) Ovviamente le banche hanno agito con una logica d’impresa e quindi ritenuto per “ragioni di mercato” investire dove traggono maggior profitto con minore rischio ovvero nella finanza (acquisti titoli di Stato, Italiani e non, e altro) ovvero nei soldi che nascono dai soldi, ovvero nell’usura, che non fa che accrescere il disavanzo tra “la carta” e il Pil.

Gli “usurai” pensano di agire in un campo che non inerisce la morale: “Business is business”, pensiero sintetizzato in un pensiero che vorrebbe rifarsi una verginità mettendo avanti le mani: “niente di personale”. Lo richiede il mercato. Cosa per cui se si dà del malfattore a un banchiere o si parla di associazione a delinquere nel caso di banche subito si corre in soccorso al vincitore e urge il distinguo “Ci sono banche buone e banche cattive”. Come a dire il marcio non sta nel sistema speculativo in sé indifferente, ma nella buona volontà degli operatori, senza riflettere che il marcio sta proprio nell’idea del “profitto in sé” ovvero se il profitto non è governato dalla morale, morale che attualmente è un ancella della filosofia a sua volta serva della scienza, che è serva dell’Economia che è serva della Finanza che è serva del Mercato.

Chi controlla il mercato? Nessuno! Il Mercato è come il Fato, al di sopra degli dei, un destino cui tutti siamo soggetti dal più potente al più povero. Ma è cosi? Sarà destino dell’umanità che la forbice tra ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori sia destinata ad aumentare? Morale e affari non combinano, ma non combinano solo per chi gli affari li vuole fare mangiandoti il fegato. Tra il dire e il fare c’è di mezzo la morale. In definitiva miliardi di Euro nati dal nulla anziché finire nelle tasche di tutti arricchiscono sempre di più un numero sempre minore di persone; ovviamente tanto più quanto più in dipendenza dei governi e della civiltà di ogni singola nazione. E noi siamo in Italia.

Bisogna riflettere che mentre stai lavorando o producendo, una quantità impressionante di soldi falsi che vengono da nulla, vanno a finire nelle tasche dei banchieri, drogano l’economia e diminuiscono proporzionalmente nelle tue tasche il tuo guadagno proprio mentre stai lavorando e producendo. Chi è il falsario? Dante li chiama falsator (If XXIX 57 i monetieri falsatori di moneta).Il poeta colloca i falsatori nella decima e ultima bolgia, all’ultimo posto del terzo gruppo di fraudolenti, quello comprendente peccatori nei quali all’amore si sostituisce l’odio, e cioè l’amore del male altrui. Tale è difatti la situazione di ordine morale propria dei consiglieri frodolenti, dei seminatori di discordie e appunto dei falsari. Fabbricare monete false significa avvantaggiarsi in proprio di un bene che appartiene alla comunità per un valore pari all’importo falsificato che non ha controvalore, di un valore corrispondente o corrispettivo. Alla fin fine, poiché tutta la ricchezza viene dal lavoro si tratta in definitiva di un vero e proprio furto. Solo la cultura ci salverà

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