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imagesLa Pubblica Amministrazione, ma l’argomento vale per qualsiasi amministrazione, non è solo costituita dagli adempimenti cui è preposta bensì dal personale che ne fa parte. Il suo buon funzionamento dipende oltre che dall’organizzazione tecnica dalla mentalità acquisita da tutti i suoi operatori, dai dirigenti fino all’ultimo usciere. Questa mentalità all’apparenza impalpabile costituisce il vero “capitale umano” e oltre ad avere un ruolo fondamentale per il conseguimento dei risultati essa connota uno Stato e il suo popolo.

La prima cosa da comprendere è che esiste per ogni popolo di ogni Paese una mentalità comune che connota il suo grado di civiltà e che nel Paese Italia questa mentalità è caratterizzata dalla furbizia che si esprime col comportamento del “farsi i cazzi propri”. I fatti dimostrano che l’ingiusto ha più successo del giusto. Il disonesto ha soldi, meriti e fama, e ai ricchi le consolazioni non mancano. Il “giusto” diviene il potere del più forte quando agisce nel tuo interesse e l’onestà diviene per l’ingiusto solo una forma di stupidità. Che il giusto consisterà nel trattar male gli amici, poiché ne hanno di disonesti e bene i nemici, poiché ne hanno di onesti, non è cosa che riguardi quasi nessuno.

Bisogna porre attenzione tuttavia che non si tratta di un bianco e di un nero, ci sono paesi più civili come ci sono paesi più incivili, secondo gli stessi parametri, ovvero la furbizia arriva a definirsi come un metro di civiltà. Lo è anche all’interno di ogni singola amministrazione differenziando in base a questo parametro un’amministrazione dall’altra in primo luogo regionalmente e a seguire le diverse categorie amministrative.

Per comprendere. Roma ha una sua particolare mentalità, mentalità per la quale il “paraculo” è modello da imitare. I film di Alberto Sordi erano solo per pochi o pochissimi, film di denuncia della meschinità dell’uomo comune, ma per i più la “simpatia” era il maggior attrattore e oltre alla identificazione spingeva all’imitazione molto maggiormente di quanto non promuovesse la critica: il simpatico mascalzone. Essere “paraculi” è sempre stato motivo di orgoglio così come essere romani. Le due cose si sono sovrapposte. Quando sento “non te preoccupà” mi si accappona la pelle. Prendere in mano un’amministrazione con questa mentalità è un rischio enorme.

Bisogna comprendere che quello che sembra vivere nel caos ed essere del tutto casuale all’interno di qualsiasi amministrazione è in verità un sistema ordinatissimo che segue norme comportamentali precise, un sistema che vive nell’illegalità e assegna a ciascuno un suo posto, secondo una mentalità comune enormemente diffusa. Diffusa a tal punto da penetrare anche gli strati più bassi della popolazione. Chi dice “non solo a Roma” o non ha capito nulla o è un fiancheggiatore, infatti come dice il buon Platone non è la cosa in sé ma la misura (catametron),  non res sed modus in rebus. Il modo e la misura caratterizzano ogni realtà rendendo questa diversa dalle altre. Ho lavorato all’Agenzia delle Entrate nello stesso palazzo della Direzione Regionale, della Ragioneria di Stato e del Catasto, in ognuno di questi ambiti si respirava un atmosfera diversa con diverse mentalità cui sottostavano diverse regole, dove i soldi, l’affare, regolavano diversamente anche i rapporti umani.

Generalizzare quindi la furbizia urbi et orbi con un “sempre e ovunque”, “così fan tutti”, per vanificare il discorso o prendere provvedimenti in modo generalizzato e solo punitivo non solo è un errore, ma una dichiarazione di furba malafede o insipiente onestà. Quando si afferma che gli Italiani sono un popolo di furbi prendendo la furbizia come parametro si dichiara implicitamente che l’espressione ammette un fenomeno generalizzato ma che riguarda gli Italiani come altri popoli ma che rispetto agli altri popoli vige “un più e un meno” e che: è rispetto a questo più e meno senza generalizzare che bisogna fare i conti. Significa inoltre che esiste anche un “meno” ovvero che la popolazione in merito alla furbizia ha raggiunto una “ragion critica” maggiore di altri.

Questo è reso possibile perché tra la popolazioni (tutte) esiste una forza, che io chiamo cultura, per la quale la furbizia arretra. Si tratta dunque di far arretrare la furbizia rispetto alla cultura, questo l’obiettivo. Questo movimento è l’essenza dialettica del divenire storico non solo in Italia ma ovunque, dal generale al particolare dalla coscienza sociale fin all’individuo e al suo interno. Nel generale come nel particolare ovvero nel caso in questione, in ogni persona, in ogni singola amministrazione e nel sociale nella sua globalità. Si tratta in definitiva più di premiare gli onesti che colpire i disonesti: far fiorire quei germogli che esistono ovunque ascoltandoli e proteggendoli dalle intemperie. State pur certi che le persone oneste non occuperanno, con le dovute eccezioni (cui bisogna pur porre massima attenzione) posti di rilievo. Costoro non sono persone chiedono incentivi in denaro né  ambiscono a far carriera ma gente che vorrebbe essere solo ascoltata. Si tratta di aprirgli la porta. Chiedono solo riconoscenza. I vantaggi che offre la politica non interessano l’onesto. Diversamente fare vittime sacrificali mirando al risultato in quanto efficienza, efficacia, economicità in obbedienza al pensiero unico, stressando e sfruttando il personale avrà come risultato di demoralizzare quella parte sana che ha resistito una vita alla corruzione e al malcostume conducendo all’interno di ogni singola amministrazione una battaglia personale nella quale da sempre sono stati lasciati soli. Costoro si differenziano non per l’adesione politica ma unicamente per l’onestà intellettuale. Anche tra costoro troverai sempre uno più puro di te. Per contro il messaggio che chiunque è sacrificabile, fare vittime sacrificali seguendo le orme dell’orrido Brunetta, sparando nel gruppo, mettendo tutti alla trireme, indurrà ciascuno alla disaffezione e a rifugiarsi nel costume imperante: una chiaro invito per tutti a farsi furbi e numero e massa. Un avanzamento della furbizia contro la cultura.

Se si vuole cambiare bisogna cambiare la Cultura nel senso di migliorare la mentalità ovunque. Il resto, tutto il resto, risulterà sempre alla lunga inutile o peggio controproducente. La politica deve mirare alla Giustizia e per la Giustizia nessuno è sacrificabile. Il Bene Comune non lascia nessuno indietro. Il fine è il Bene Comune non la vittoria del movimento, che a questo fine è solo strumentale. Solo la cultura ci salverà.

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