Critica del pensiero pratico

Schermata 2015-03-04 alle 15.48.46Se cerchiamo su un dizionario dei sinonimi e contrari  i significati dell’aggettivo “pratico” possiamo trarre utili spunti per condurre un’analisi su ciò che riguarda il pensiero che viene formulato sulla pratica, del tipo: vale più la pratica che la grammatica. Ho scelto il dizionario del Corriere della sera perché rispecchia a mio parere meglio di altri il pensiero comune: Sinonimi: “concreto, effettivo, reale, tangibile; utile, efficace, semplice, facile, comodo, agevole, adatto, adeguato; idoneo, abile, capace, esperto, preparato, competente, ferrato, versato, affidabile, provetto, valente, efficiente”. Contrari: “astratto teorico: inutile, inefficace, difficile, complicato; inabile, incapace, inesperto, impreparato”.

Notiamo come tutti gli attributi dei “sinonimi” portano in sé positività in quanto giudizio di valore nel pensiero di chi legge, mentre gli attributi dei “contrari” diversamente portano in sé un carattere di negatività. Il che dimostra già nelle lingua un giudizio di valore che privilegia nettamente il pratico-concreto sull’astratto-teorico. La prassi sulla teoria.

Ebbene, gli sforzi compiuti dall’evoluzione per preparare un organo come “il cervello”, per essere pronto a interpretare una realtà di fatto assai complessa vengono completamente ignorati. Di fatto la mente umana è il risultato di un processo di neotenia, fenomeno evolutivo per cui negli individui adulti di una specie rispetto ad un’altra permangono le caratteristiche morfologiche importanti per fornire un più ampio spettro di adattabilità ambientale rispetto alla specie ancestrale più specializzata.
Più banalmente, si può dire che più si ritarda l’entratura (la maturazione cerebrale) di un essere esistenziale nel mondo, più un individuo è in grado di interpretare l’ambiente. Il che anche significa che la complessità è indice di maggior capacità adattiva.

Questo ritardo è fondamentale per organizzare nella sua indeterminazione la necessità di pensare prima di agire, una latenza che fonda la capacità di interpretazione teorica della realtà. Un cavallo si alza in piedi ed è in grado di camminare e correre appena nato, mentre ad un umano occorre un periodo di almeno tre anni per poter completare le funzioni vitali necessarie alla sopravvivenza. Il che dimostra indiscutibilmente, sul piano evolutivo, la superiorità delle funzioni teoriche sulle abilità pratiche.

Ciò non bastasse bisogna considerare che l’uomo è tale solo in quanto rispetto agli “animali” pone l’io come oggetto, ovvero è capace di riflessione e di coscienza. Il mancato uso della riflessione e della coscienza ci degrada infatti a semplici animali. La natura degli animali è indubbiamente semplice (meno evoluto perché meno complesso, meno organizzato), ma questo attributo non ha in sé un giudizio necessariamente positivo. Esso è più comunemente espressione degli istinti e genera il “pensiero debole”.

L’inversione proposta da Marx tra piedi e testa che consegna all’economia il primato sulla cultura e quella proposta da Heidegger tra tecnica e scienza con consegna, secondo l’attuale tendenza filosofica, alla cibernetica della filosofia, sono pertanto da considerarsi nella migliore delle ipotesi strumentali, momenti strategici del pensiero volti al contingente, ma diversamente in un ambito più estensivo della filosofia esistenziale evolutivamente ritrovata, semplicistici, profondamente errati e fuorvianti.

Tendenze populiste che vogliono in definitiva arrendersi alla realtà, realtà intesa come materialità dell’essere che crea il pensiero e non viceversa. In politica Real Politik intesa parimenti come concreta materialità (pragmatismo) al di sopra di qualsiasi ideologia o finzione teorica. Un popolo ridotto dal pensiero debole a plebe ovviamente concorda e vota. Chi è in grado di intendere intenda.
 Alla fine anche il dizionario rispetta senz’altro il pensiero dell’uomo comune che ignaro di sé, vede sé nell’agito delle proprie mani e dei propri piedi.

L’uomo comune ha orrore dei libri e dello studio, cui si costringe ob torto collo solo per un profitto personale e pratico, appunto, in vista della cosidetta carriera. Dello studio in sé (la cultura) poco importa, vuole solo sfruttare il positum dell’intelligenza altrui e consumare il prodotto senza alcun riguardo a chi pensando più originariamente i beni ha procurato, una categoria di intellettuali poco pratici. L’erudito e insipiente agisce egoisticamente nel sociale con una politica di utilizzo, sfruttamento e consumo del tutto indipendente dalla considerazione del prossimo, ignaro della sua stessa esistenza. Una monade animale che usa l’intelligenza solo a proprio vantaggio.

Pratico quindi, “pensiero pratico”o pragmatico, a mio avviso dovrebbe essere definito anche come il pensiero di colui che vede il mondo solo come utilizzo, che si disinteressa totalmente degli altri, il prossimo, e del mondo, pensando solo alla individuale e personale realizzazione e al proprio profitto. Un cliché. Poiché politica, filosofia oggi concordano … la vita in bellezza! Solo la cultura ci salverà.

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