Una primavera europea?

images-1Allons enfants de l’Europe, Le jour de fierté est arrivé!  Bello l’articolo di Bernardo Valli su La Repubblica di oggi perché ha avvertito nella manifestazione parigina, al di là della liturgia commemorativa e delle espressioni d’indignazione, un senso di euforia.

L’euforia per una festa della libertà, piuttosto che la depressione per un lutto: una “marcia repubblicana, una manifestazione con cui si vogliono ribadire i principi democratici europei insanguinati da tre terroristi”.

A quasi un secolo dal Tramonto dell’Occidente (Oswald Spengler), opera rimossa dal pensiero del dopoguerra per la supremazia raggiunta a livello planetario dal denaro e dalla stampa (oggi diremmo informazione) che per l’autore sono i fattori della decadenza; a ventidue anni dalla Fine della storia (Francis Fukuyama), concetto che all’interno di un relativismo tra le diverse culture nazionali chiude il progresso della storia universale entro il limite massimo espresso dal liberalismo democratico;  a diciotto anni da Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (Samuel P. Huntington), opera fraintesa per un banale equivoco sul senso del termine “clash” (urto, scontro) che in inglese non contempla necessariamente la volontà umana di cercarlo ma indica piuttosto la presenza delle diversità inerenti alle civiltà, spesso competitive tra loro, che potrebbero se voluto tradursi in un conflitto; dopo il  crescente senso del declino veicolato dalla crisi economica, ebbene sembra possa risorgere il riconoscimento e l’entusiasmo per i principi fondativi della nostra civiltà: la libertà, la fratellanza e la eguaglianza. Solo sotto tali principi universali possono infatti convivere nella tolleranza le diverse culture e le diverse credenze religiose.

I tre terroristi mussulmani nativi francesi,  nella loro follia paranoide perché tale è l’integralismo di ogni religione o ideologia, non potevano immaginare la qualità della reazione suscitata dal loro attacco. Essi hanno sì ucciso in una logica di vendetta iconoclastica i vignettisti di Charlie Hebdo, ma in realtà essi hanno colpito inconsapevolmente un bersaglio ben più grande, hanno ferito il paese dove sono nati i principi rivoluzionari fondativi delle democrazie moderne scatenando l’orgoglio, sopito, di tutti i popoli che su tali principi si sono edificati.

Ora, ci sono due modi per affrontare i problemi e tentare di risolverli: per volontà o per necessità. Il primo modo risiede sulla ragione e sulla prevenzione, il secondo che si impone nell’emergenza sulla emotività del momento, spesso la paura. Sia pure sul sangue di vittime innocenti è stato ritrovato per un giorno l ‘orgoglio per la nostra cultura e  questo orgoglio è la premessa necessaria per costruire quella risposta culturale, unica reale forza capace di contrastare e vincere radicalmente la minaccia terroristica e fondamentalista, mentre comunque e presto si dovranno realizzare nuove strategie di intelligence e d’intervento militare.

È l’occasione per le nuove generazioni di dare inizio ad una primavera europea per favorire l’avvicinamento politico degli Stati membri dell’Europa: un maggio europeo per trovare la definitiva unità con la riscoperta della sua cultura fondativa. Come ogni Costituzione anche quella europea, dopo l’inconcludente e deludente progetto del 2003, potrà così essere edificata sulla base di una lotta di liberazione.

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