Della miseria italiana

164022099-1e69211e-dce5-4737-b318-3a1b54aa92b7Si può affermare senza paura di sbagliare che in Italia gli studenti sono, dopo gli operai e i politici, gli esseri più universalmente disprezzati.La scuola italiana per evitare la fuga dei cervelli taglia loro preventivamente le gambe.È accaduto in un liceo classico di Barletta, questa volta disfida assai poco cavalleresca, che gli insegnanti non abbiano riconosciuto alla conclusione del quarto anno e per la prima volta la media dell’otto ad un eccellente studente di 17 anni dotato per la Fisica che voleva anticipare gli esami di maturità e potere così accedere ad uno stage al Cern, che già lo aveva accettato per il suo talento.

“Ci sfidava, il nostro compito non è promuovere i talenti ma educarli”. Questa è la visione pedagogica di quegli insegnanti e naturalmente l’educazione si fa con la punizione. Costoro lo hanno fermato con un sette in condotta e un sette in Fisica a causa dei suoi comportamenti da loro ritenuti scorretti, abbassandogli in tal modo la media necessaria per accedere con un anno di anticipo agli esami di maturità.

Il risultato di tale esclusione è stato che il cervello Daniele Doronzo si è ritirato da quella scuola, è stato ospitato comunque dal Cern di Ginevra la scorsa estate ed è quindi fuggito negli USA a San Francisco dove oggi si sta preparando per sostenere il prossimo anno gli esami di maturità, come privatista in un’altra scuola vicina a quella che lo ha “educato”, e dove vorrebbe quindi restare per proseguire i propri studi.

Non mi consola la certezza che quegli insegnanti non potrebbero fuggire all’estero, sono al contrario indignato per come una simile miserabile mentalità possa essere tollerata dalle istituzioni e creare gravi danni alle persone, quindi al Paese. Meriterebbero l’immediata interdizione dall’insegnamento per giusta causa, altro che difesa del posto di lavoro. Qui non si tratta di diritti o di articolo 18, ma di civiltà. Si tratta del passaggio dalla famiglia, alla società civile e quindi allo Stato. Dall’appartenenza alla competenza: un cammino interrotto nel nostro Paese.

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