L’economia è nuda

images-1Dovrò sfondarvi i timpani per farvelo capire? L’unico modo di uscire dalla crisi è aumentare i consumi, ovvero mettere più soldi nelle tasche degli Italiani. Aumentare la ricchezza complessiva nelle tasche di tutti, per i noti limiti del sistema bancario europeo non solo in Italia ma in tutta Europa, così come hanno fatto gli USA, oggi usciti dalla crisi, riversando miliardi di dollari sul mercato.

Ogni cosidetta riforma e di fatto una controriforma, va direttamente in senso inverso, blocca di fatto con l’impoverimento dei diritti ogni possibile aumento dei salari, ovvero della massa complessiva della ricchezza in tasca ai cittadini, ricchezza senza la quale la produzione è destinata inesorabilmente a rallentare e progressivamente a bloccarsi. Come non capire questa banalità: se non ho i soldi per comprare tu non vendi!

Puoi migliorare, ottimizzare, la produzione ma sono palliativi. L’unica cosa che aumenta la produzione e l’occupazione è l’aumento della domanda, l’unica benzina che avvia il mercato è il consumo: il telefono che squilla per gli ordinativi. Se il telefono squilla tutto il resto, tasse comprese, diviene di secondaria importanza. E non ci può essere consumo senza aumento della ricchezza nelle tasche di tutti.
L’aumento della produzione presa a sé è senza valore, a che produrre di più se non aumenta la richiesta? Per accumulare merci in magazzino? A chi si vuole vendere?

All’estero ragliano in coro economisti da strapazzo che invece che in cattedra dovrebbero stare ad ascoltare con le loro lunghe orecchie tra i banchi. Ignari della teoria dei vasi comunicanti ritengono di risolvere il problema in modo egoistico e concorrenziale mettendo in concorrenza gli sfruttati di un Paese (sempre più numerosi), con gli sfruttati (sempre più numerosi) di un altro, nel quadro di un impoverimento generale che porterà inevitabilmente ad un aumento dello sfruttamento e della disoccupazione ed a una diminuzione generalizzata in tutta europa della ricchezza. Un domino di insipienza che porterà inevitabilmente alla crisi anche la stessa Germania, la locomotiva, che non potrà più vendere i propri prodotti ad un resto Europa, i mercati orientali non sono più sufficienti, che non ha più i sodi per acquistarli. E allora? Altri mercati e così via finché il cerino scotterà le dita all’intero pianeta?
Un’ economicismo miope che legge come reale solo il contingente e si oppone cieco alla cultura. La necessità di un nuovo umanesimo che tolga le redini ad un turbo-capitalimo in corsa si rende sempre più necessario.

È talmente banale ed evidente tutto questo che pare che una fata maligna abbia chiuso a tutti gli occhi con la polvere della stupidità.
Renzi dice di pensare al futuro dei giovani e per una sorta di incantesimo ancora una volta al suono del piffero un’ umanità insipiente va alla deriva insieme al pifferaio. Eppure è sotto gli occhi di tutti che razza di futuro si sta preparando. I giovani, per i quali tutto si dice di fare, non avranno mai i soldi per pagarsi un mutuo (niente casa) né un lavoro continuativo per avere un’adeguata pensione, ed ora neppure un TFR: un provvedimento santo e provvidenziale fatto a suo tempo per garantire non solo l’individuo ma anche lo Stato. Come non capirlo?

Il futuro? Una massa di vecchi homeless senza adeguata pensione né liquidazione. Chi li manterrà? Un destino inevitabile da terzo mondo. Un problema già da ora irrisolvibile per lo Stato. Renzi la sciagurata cicala si è personalmente come molti, molti altri che compaiono sullo schermo televisivo messo al sicuro personalmente per questa vita, per quell’unica vita, per quel che ci è dato di sapere, per cui altri, non garantiti, dovranno lottare per non soccombere. Tutto dipende ancora da dove e da chi sei nato.

Una politica sciagurata che pensa di risolvere i problemi risparmiando sulla pelle dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani, attraverso l’indebolimento progressivo dei loro diritti e il loro progressivo sfruttamento, sta trascinando un intero continente nel baratro: chiamano questo disumano impoverimento economico Austerity, con il portato  delle “Riforme strutturali”, rimedio universale. Ciò che è più grave: un istupidimento generale fa delle vittime i complici dei carnefici. Disgustose bamboline ripetono all’infinito banalissimi slogan e, Dio mio, sono ministri o rappresentanti di partito che trovano spessissimo il consenso tra la popolazione. In mano alla politica dell’austerità è inevitabile il declino. I rimedi ci sono ma prima di tutto occorre una nuova cultura un nuovo umanesimo. Una coscienza civile politica, e soprattutto filosofica in seno al popolo.

Finché il popolo non capirà cultura nessuna possibile salvezza. Solo la cultura ci salverà.

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