L’ autodafé popolare

UnknownTalk show – Servizio Pubblico – Michele Santoro: “A me hanno insegnato che quando uno ha pagato la sua colpa torna ad essere un cittadino come tutti gli altri”. Perdono, perdono cristiano. Nessuna voce contraria. Tutti d’accordo. Sul dovere di perdonare non si discute. Un cliché, un adagio consolidato presso tutti, a prescindere.

Cronaca nera – intervista alla madre a cui hanno stuprato e ucciso la figlia – domanda del giornalista: “Lei ha perdonato …?”. Insorge in me il sacro furore. E non solo nei confronti dell’intervistatrice, del cinismo dovuto alla sua stupidità assoluta, ma nei confronti dei direttori di quei pornogrammi e di chi li consente in ossequio ad una malintesa concezione del diritto alla “libertà di parola”.

Interno di famiglia – conversazione con mia figlia diciottenne:  “Eh no! Dopo il carcere uno deve riconquistarsi con le azioni il proprio diritto a rimanere in società. Deve riacquistare la fiducia”. Mia figlia è giovane e si sa i giovani sono più intransigenti, partono con un più alto senso della giustizia. “Non credi – ho detto io – che prima di rifarsi una verginità uno debba capire l’errore commesso, pentirsi, vergognarsene, espiare la colpa e ripromettersi di non ricascarci?”. “Si – ribadisce – ma non basta!”.

Assolver non si può chi non si pente.

Divina Commedia – Inferno, ventisettesimo capitolo: Guido da Montefeltro prode guerriero e uomo di stato scaltrissimo, ravveduto in tarda età si fa frate francescano (NdR: era il 1296!) e muore due anni dopo. Alla sua dipartita san Francesco arriva a prelevarlo per portarlo in Paradiso. Ma un demone bussa alla spalla del santo: questa è roba mia. Si viene così a conoscere che Guido convocato dal papa, Bonifacio VIII al secolo, è interrogato dallo stesso su come ottenere il potere. Bonifacio promette in virtù del potere papale che per sua autorità gli sarà comunque aperta la porta del Paradiso. Avviene a questo punto una contraddizione a priori, si assolve ora per un peccato futuro. “Padre, da che tu mi lavi di quel peccato ch’io mo’ cader deggio, lunga promessa col l’attender corto ti farà trionfar nell’alto seggio”.

Promettere lungo e mantenere corto, un granitico pilastro che ha retto il potere nei secoli e che ancora perfettamente regge. Questo consiglio è tanto potente e tanto ingannevole che fa precipitare il Montefeltro in uno dei gironi più bassi (VIII) tra i consiglieri fraudolenti. Ma, non basta. Guido scende all’Inferno “perché diede il consiglio frodolente”… “Ch’assolver non si può chi non si pente, né pentère e volere insieme puossi, per la contraddizion chel non consente”. Aggiunge il diavolo rivolto al povero frate: ”Forse tu non pensavi che io loico (logico) fossi!”.

Gli stolti pensano al passato come non attuale, come superato. Il tempo si sa guarisce tutto. Il libero arbitrio ci può far peccare, macchiare dei più efferati crimini, ma la combinazione confessione – assoluzione vi può porre rimedio ripristinando l’equilibrio perduto, come una doccia dell’anima. In verità, per l’anima secondo la cultura cristiana esiste un’altra postura molto potente: la conversione. L’abbiamo letta nella Bibbia a proposito di Paolo, nei Promessi Sposi riferita al malvagio e potente Innominato, l’abbiamo vista nel film Mission riferita ad un cacciatore di schiavi fratricida. Per la fede ebraica e cristiana essa è il ritorno a Dio dopo il ravvedimento, per la psicologia si tratta di una consapevole unificazione o forse riunificazione di un io prima diviso.

Pensate or per voi se avete fior d’ingegno di quanto la logica, la morale, la filosofia di Dante supera il nostro presente. Di quanto si fatto spirito un misero Santoro avanzi. E se la luce dei miseri brilla tra la gente, sono le tenebre a coprire la terra.                                       “Ahi serva Italia di dolore ostello, non donna di provincia ma bordello”. 

E adesso uomini del fare fatevi pure un panino con la Divina Commedia.                              Solo la cultura ci salverà.