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Minima moralia per la Casta Diva 2.0

DikeHegel con appropriato artificio distingue morale da etica, pensando alla morale come a un doveroso comportamento in osservanza alle regole e all’etica come un libero comportamento dopo avere fatto proprie le leggi in osservanza dello spirito delle stesse, quell’altra coscienza di sé che vale in quanto riconosciuta.  Fatta questa distinzione ci si potrebbe riferire nel caso della morale alla legge come ciò che è legittimo mentre nel caso dell’etica a ciò che è lecito, l’una postura si riferisce all’obbedienza mentre l’altra alla responsabilità, l’una alla legge l’altra alla giustizia. Dice padre Bonhoefer, pastore protestante fatto fucilare da Hitler poco prima del suo suicidio, che fare il proprio dovere non è obbedire ma essere responsabili. Dunque l’osservanza delle leggi, non essere trovati colpevoli di reato non è sufficiente soprattutto per coloro che rivestendo una carica pubblica della responsabilità portano il peso.

Si tratta di Giustizia (Dike) e non di legge. La giustizia si lega all’etica e un guardasigilli, ça va sans dire, in qualità di ministro della Giustizia ha l’obbligo etico e morale di essere al di sopra della legge nell’interesse unico della Giustizia e non a scellerati fini personali. La confusione che regna tra Legge e Giustizia tra il positum e lo spirito che lo informa è massima nell’analfabetismo politico che come giustamente rilevi copre tutta la popolazione dai vertici alla base. L’accezione “sub legge libertas” ha una duplice interpretazione: l’una che senza le leggi nessuna libertà, l’altra è che la libertà sia affossata dalle leggi. In verità sono valide entrambe. La prima perché si riconosce la necessità delle leggi per permettere la convivenza, l’altra perché le leggi se non obbediscono alla Giustizia affossano la convivenza.

Tra legittimo e lecito passa dunque un mare rimanendo il primo una condicio sine qua non che permette alla libertà di avere spazio ulteriore su cui costruire all’interno dell’etica. Dice Platone “un bravo medico non è quello che conosce il suo mestiere, ci mancherebbe altro, ma quello che si prende cura del paziente”. Questo “prendersi cura” (di heideggeriana memoria) della res pubblica implica la responsabilità morale e etica nella piena coscienza che un agire economico (o scientifico come vuole Franco nel suo commento) è e deve essere sempre secondo giustizia. Come giustamente viene osservato in  “il pari trattamento verso i cittadini, un bene che non è economico”. Lo Stato deve amministrare la Giustizia e solo in subordine le leggi e l’economia.

“Lasciate amici e parenti e venite con me”, queste parole di Cristo sono a conclusione del discorso per chi assumendo cariche di responsabilità deve di necessità dimenticarsi della propria vita privata (umano troppo umano, Nietzsche). È un prezzo da pagare. Chi non comprende questo non è degno di occupare poltrone. Le scimmie che si arrampicano l’una sull’altra trascinano il trono nel fango. La mancanza di una preparazione filosofica dei nostri governanti è il peggiore dei mali. La confusione tra morale e moralismo ha permesso il degrado culturale in cui siamo sprofondati senza che una sola voce si sia alzata a difesa della Cultura, un termine polimorfo che nasconde un significato ancora tutto da comprendere. Solo la cultura ci salverà.