Il grande deserto della cultura

Deserto rosso - Michelangelo AntonioniDa “Il grande deserto dei diritti” di Stefano Rodotà, la Repubblica, 3 gennaio 2013: “Si può avere una agenda politica che ricacci sullo sfondo, o ignori del tutto, i diritti fondamentali?  (…) Un’Italia che ha perduto il filo dei diritti e, qui come altrove, è caduta prigioniera di una profonda regressione culturale e politica (…) Le conferme di una valutazione così pessimistica possono essere cercate nel disastro della cosiddetta Seconda Repubblica e nelle ambiguità dell’Agenda per eccellenza, quella che porta il nome di Mario Monti (…)Ed ancora:  “La tutela dei diritti si è spostata fuori del campo della politica (…) Divenuta riferimento obbligato, l’Agenda Monti può offrire un punto di partenza della discussione. Nelle sue venticinque pagine, i diritti compaiono quasi sempre in maniera indiretta, nel bozzolo di una pervasiva dimensione economica (…) Era lecito attendersi che la giusta attenzione per la necessità di procedere verso una vera Unione politica fosse accompagnata dalla sottolineatura esplicita che non si vuole costruire soltanto una più efficiente Europa dei mercati ma, insieme una più forte Europa dei diritti (…) Solo nei diritti i cittadini possono cogliere il “valore aggiunto” dell’Europa  (…) Una agenda politica ambiziosa ha bisogno di orizzonti più larghi, di maggior respiro. Mostrano come un vero cambio di passo non possa venire da una politica ad una dimensione, quella dell’economia”.

Caro Stefano Rodotà,  lei è l’unica persona con cui mi identificherei per essere da me votata. Ammiro da sempre la sua onestà intellettuale e nessuno più di lei meriterebbe la Presidenza della Repubblica. Nessuna esagerazione. Contrariamente l’ho vista sempre in disparte, tenuto in considerazione di “grillo parlante” da gente di mediocre ingegno che stimandola poco “pratico” l’ha confinata in un ruolo professorale fuori dalla guida del paese. Beata insipienza.

Quel “valore aggiunto” cui lei si riferisce ha nome CULTURA, muove lo spirito dei popoli verso nuovi traguardi di civiltà. Un avanzamento reale che cambia l’aria del luogo in cui si vive e anche e non solo l’economia. La Cultura purtroppo è da sempre fuori dall’Agenda dei politici. Se progressi si sono fatti nella società civile in merito all’acquisizione di nuovi più civili diritti questo è avvenuto sempre per merito di movimenti e di minoranze cui in seguito e solo inseguito, ritenuti maturi i tempi, la legislazione si è adeguata.

Finché questo non sarà inteso dalla politica e gli uomini non saranno fatti per l’Economia ma l’economia per gli Uomini, non c’è speranza di cambiamento. L’importanza della CULTURA non è ancora stata compresa né dai politici né dal popolo. La contro-cultura, invece, ovvero l’assenza di cultura, minaccia oggi oltre che i diritti civili anche i diritti del lavoro, la vita e la sopravvivenza. Un becero intendimento della cultura da parte dei politici ha affossato ogni possibilità di crescita in un paese in cui si confonde cultura con spettacolo e si condanna la satira in quanto “informa”.

E infatti la CULTURA non è “intrattenimento” ma spirito e mentalità del popolo di una nazione che riconosce, o non riconosce, nell’altro i propri e gli altrui diritti. Questa becera insipienza nel disconoscimento della cultura nella sua natura filosofica è causa dei peggiori mali che hanno afflitto nel passato il nostro paese, molto più e al di là delle tasse e dell’economia.

Non a caso l’Agenda Monti è disattenta. Caro Rodotà la “tua” proverbiale modestia e prudenza invita a non fare congetture malevole sull’altrui operato, ma che Monti sappia o non sappia si rende ugualmente colpevole.  Solo la cultura ci salverà.

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