Una proposta non populista ma popolare

Una formula magica per il debito pubblico: le tasse di successione. Si possono applicare nell’immediato. Nessuno può fuggire. Si possono quantificare. Ridistribuiscono la ricchezza. Portano un fiume di soldi all’Erario. Perché nessun partito ne parla?

La soluzione della crisi merita anche altre attenzioni ed interventi, ma le tasse di successione dovrebbero essere al primo posto in qualsiasi programma di chi si propone a governare. Non è un punto come un altro, ma il primo punto, principe e ineludibile, da prendere in serissima considerazione. Non si tratta solo di cassa, ma di politiche di redistribuzione della ricchezza tra le generazioni basate sul merito e non sull’appartenenza.

Facciamo cambiare lo stile di vita a chi è vissuto al di sopra delle nostre possibilità.

Un’imposta sui patrimoni successori a partire, per esempio, da un milione di euro   proporzionale per aliquote crescenti di patrimonio farebbe incassare all’Erario cifre  sufficienti a sanare gli interessi sul debito pubblico e lasciare in attivo il bilancio dello Stato. In Italia come accade altrove.

Oltretutto hanno la possibilità di un’immediata applicazione senza necessità di dover censire prima i patrimoni:

– hanno il pregio di poter essere applicate anche in un singolo Stato senza tema di fughe di capitali se interviene la possibilità di controllo dei conti esteri.

– hanno un valore perequativo della distribuzione della ricchezza, se con i soldi acquisiti lo Stato torna ad essere lo Stato Imprenditoriale. I padri della Repubblica (De Gasperi, Vanoni e Mattei ) al di là dell’appartenenza ideologia (di matrice cattolica o comunista) per il bene della Nazione, di contro al liberismo, scelsero la “terza via”, quella di mettere lo Stato in competizione sui mercati con le grandi finanziarie. Una via che  portò l’Italia all’uscita della crisi del dopoguerra.  (interessante in proposito il video di Benito Li Vigni, stretto collaboratore di Enrico Mattei, sul blog di Beppe Grillo.)

– hanno il pregio di poter far cambiare stile di vita a chi si è approfittato in passato e ancora si approfitta nel presente per accumulare ricchezze che neppure Mida ha mai sognato, quegli stessi che ora ci vengono a dire che NOI, noi e non loro, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.

Yes, we can.  Di certo non possiamo pensare che un Parlamento come il nostro possa mai legiferare in questo senso, ma siamo ancora in tempo. Le elezioni si terranno nel 2013 e possiamo impegnarci a votare solo quei partiti che hanno in programma pesanti, pesantissime tasse di successione.

Tasse volte a sanare il debito pubblico e a finanziare gli investimenti di uno Stato Imprenditoriale che torni a riappropriarsi di Enti quali l’ENI e l’IRI e a Nazionalizzare industrie che sottopongono i lavoratori a ricatto e nazionalizzarle allo stesso prezzo con cui le hanno acquistate dallo Stato (vedi Alfa Romeo).

Possiamo pensare a uno Stato Imprenditoriale con sovranità nazionale che compete sul mercato coi privati in patria e nel mondo in modo da contrastare i grandi capitali finanziari. Per queste idealità fu ucciso Mattei e forse anche Kennedy.

Che questo importantissimo e fondamentale punto, le tasse di successione, non compaia nel programma di nessuna forza politica, neppure di sinistra, è fortemente sospetto. Ho un sogno: che dopo parole che hanno sconvolto il mondo e anche l’economia “gli uomini nascono liberi”, vengano altre parole “gli uomini nascono uguali”.  Solo la cultura ci salverà.

 

 

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