La democrazia non ammette l’ignoranza.

Una signora intervistata da Radio Popolare sui fatti di Formigoni, Zambetti e company ha dichiarato: “Sono tutti da bruciare … Pisapia per primo”.  Un’altra signora da me sentita per strada ha dichiarato: “Quello che so è che sotto Berlusconi stavo bene e con questo qui sto male,  è questa la verità”. Durante la campagna per Pisapia distribuendo volantini e conversando ho nominato Ruby, “Che rubi, rubi pure” mi ha risposto la signora sottintendendo il cavaliere “purché faccia le cose”.

Possono anche apparirci barzellette, testimonianze di una abissale ignoranza popolare,  tuttavia non possiamo trascurare che questa “ignoranza” vota.   Sottostimando pure la parte della popolazione  animata da questi pensieri ad un valore  minimo del 10%  dobbiamo riflettere sul fatto che il 10% degli elettori rappresenta circa 4 milioni di voti che possono da soli fare la differenza.  Ma al di sopra di questo analfabetismo politico esistono frange di popolazione, in una percentuale più elevata, cui compete un disinteresse politico e sociale e un analfabetismo di ritorno (antipolitica) che costituiscono la maggior parte dell’elettorato. In un panorama di questo tipo senz’altro condivisibile da qualsiasi persona intellettualmente onesta non si comprende come si possa  definire “democratico” il voto di tutti costoro.

Democrazia è prima di tutto conoscenza. Di fatto costoro eleggono politici di secondo o terz’ordine fatti a loro immagine e somiglianza, salvo poi lamentarsene e condannarli. Un bieco opportunismo politico chiamato “realismo” ha procurato voti a gente che ha saputo interpretare la volontà popolare, gente che si fregia del nome di “politico” per aver ottenuto il consenso e con esso la “vittoria”, la vittoria elettorale.  Prima di essere un buon ministro, bisogna essere ministro, recita un adagio.

Ed ecco il punto:  un politico deve fare il bene del popolo, non la sua volontà.

Fare la volontà popolare e come dare al popolo la responsabilità delle proprie azioni e sentirsi poi dal popolo traditi.  Il risultato di questa sciagurata interpretazione della democrazia è sotto gli occhi di tutti.  In passato come ora.  Il risultato dell’aver inseguito al ribasso i tiramenti del popolo per ottenerne il consenso ha portato a una caduta verticale di tutti i valori, primo fra tutti “l’amore” che per intenderci è sceso nell’intendimento collettivo come “bunga, bunga”, un valore che viene diversamente inteso da Dante come “L’Amor che regge il mondo e che tutto lo governa” nella Divina Commedia, un opuscolo con cui, è bene ricordarlo, un Ministro della Repubblica (Tremonti, un uomo concreto)  invitò  a farsi un panino.

Ad una conferenza di Zagrebelsky ho espresso in una nota che la Cultura serve a far crescere in civiltà un popolo e non ad aumentare il Pil.  Zagrebelsky, persona che pur amo e stimo, mi ha risposto che “questo era sottointeso”. Non sono d’accordo, questo non è neppure inteso o nella migliore delle ipotesi sotto-inteso.

Fantasticando ho pensato ad uno Stato in cui la possibilità di voto venisse concessa in linea di principio a tutti, ma, ritenendo il voto un importante momento sociale ed espressione di una volontà, che la possibilità del suo esercizio fosse condizionata perlomeno alla conoscenza di elementari nozioni sociologiche e politiche del vivere civile. In pratica un esame, un esame che non desse altra possibilità che non fosse quella di poter accedere al voto.

Essendo i buoi ormai scappati, un simile progetto, a meno di un atto autoritario del Parlamento, rimane irrealizzabile.  Non rimane quindi che rivolgersi alla Cultura, cercare di promuovere tutte quelle iniziative e quelle forze sociali, partiti compresi, che mettono la Cultura al primo posto tra le iniziative politiche. Ovvero nessuno.

Nessuno ha mai parlato né ancora parla di Cultura. Eppure il primo dovere di ogni governo dovrebbe essere quello di far crescere in civiltà la Nazione.  Questo non è ancora scritto neppure nella nostra pur eccellente Costituzione. Per un politico per cultura si intende “Arte” e “Spettacolo”. Ben vengano. Ma ancora non si intende Filosofia, ovvero quell’educazione dello spirito che fa di un anonimo individuo un cittadino. La crescita culturale è fondamentale per il benessere come per la felicità dei popoli, un fattore per ora in Mente Dei.  Solo la cultura ci salverà.

 

 

 

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