La cattiva politica

 “Papà, ma lo sai che se dai del “ladro” a un ladro commetti ugualmente un reato?”. Lo sapevo. Chi da del ladro a un ladro si rende colpevole del reato di diffamazione indipendente dalla veridicità dell’asserito. Ma mio figlio è avvocato, crede nella legge in modo assoluto.

Chi invece non ci crede è il Presidente della Camera Gianfranco Fini, che pure conosce la legge, il quale ha dato del “corruttore” a Berlusconi.  Alla trasmissione “Ballarò” ha dichiarato che non teme di essere incriminato in quanto quando convocato dimostrerà la veridicità di quanto asserito pur sapendo che la veridicità del fatto non assolve l’attore della denuncia.  ia chiaro fin da ora che anche qualora Fini fosse condannato per diffamazione questo non scagionerebbe in nulla Berlusconi. Non dubito che giornali faziosi e mendaci che si rivolgono a un popolino tifoso, ignorante e di parte non mancheranno per l’occasione di trarre benefici dell’accaduto.

Ma ora la domanda è questa : sapendo che la veridicità dell’accusa non assolve l’attore dal reato di diffamazione, perché Fini l’ha fatto? Credo che a Fini siano saltati i nervi e che l’accusa gli sia sfuggita in un clima di esasperazione e ora per rimediare stia dicendo a Berlusconi “se non ritiri la denuncia io parlo”. E a parlare non sarà un pentito ma il Presidente della Camera.  Le orecchie dei magistrati non potranno essere le stesse. L’arroganza dovrà rimanere fuori dall’aula anche per loro, anche quella di mestiere.

Tutto questo si vedrà o forse non si vedrà quello che ora è certo è che noi viviamo in un Paese in cui il Presidente della Camera è accusato di diffamazione dall’ex Presidente del Consiglio, e in cui l’ex Presidente del Consiglio è accusato di corruzione dal Presidente della Camera. Urbi et orbi questo non è mai accaduto nella storia. Un altro indubbio primato.




Populus populi lupus

Così parlò Franco Fiorito: “E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi”  e ancora:  “Hanno abusato della mia negligenza”.  Dove e come ha vissuto certa gente ? Che visione ha avuto del mondo? Chiamano “realismo“ ciniche realtà indifferenti ai bisogni altrui e fedeli al pensiero individualistico e utilitaristico.

“Anch’io in gioventù credevo … poi la dura realtà” dicono.  Banalissimi cliché, spiriti immaturi precocemente maturati che non si smuovono e non progrediscono per tutta la vita, povertà intellettuale che si realizza in pochissimi assiomi e pochissime frasi.  Loro, che hanno capito la vita, mostrano in questa bella e profonda pensata la pochezza dell’uomo e la debolezza dello spirito.  Si nutrono di volgarità a dismisura, che piacciono al popolino e che il popolino volentieri compiace.

Costoro, appartengano o meno al popolo, quelli che appartengono al popolo sono i peggiori, una volta fatta la “scelta” si circondano di “amicizie” viziate all’origine da comportamenti che si adeguano alle circostanze mirando a trarne comunque profitto. Cercano ovunque “compagni di merende”, sorridono e sorridendo condannano con sufficienza qualsiasi morale, condannando la morale come moralismo.  Morale non è cosa che si mangia, dicono, e il popolino è d’accordo.  Morale è cosa che riguarda comunque gli altri, meglio anzi se non riguarda nessuno: una immoralità condivisa aiuta il potere.

“I giovani, insistono, sono solo degli idealisti, degli illusi”.  Anche Fiorito è stato giovane, anche lui ha tirato le monetine a Craxi.  Errori di gioventù, di quando anche lui si illudeva.  ”La realtà è un’altra” dicono e si dicono e compiacciono se stessi in ogni genere di iniquità che rechi loro, per quanto piccolo, qualche vantaggio.  Chiamano per nome il barista: “Luigi, un caffè per cortesia”, sono democratici loro, in fabbrica si mettono l’elmetto.  “Dammi mille lire e voto per chi vuoi”.  Se occorre stringono le mani a tutti.  Stringere mani non costa nulla, porta solo benefici.  Avere la faccia come il culo è assoluta necessità, un insegnamento di vita che ha il suo tornaconto e lascia gli altri ad abbaiare.  Sorrisi in pubblico e privata arroganza.  Lacchè e cani devono stare al loro posto.  Ai lacchè tocca qualche volta, rara o molto rara, la galera.  “Certo Fiorito, ti credo, ti crediamo, non eri certo il peggiore. Anzi”.  Tu il capo espiatorio, tu a scontare per tutti.  Del resto che vuoi, è sempre così, bisogna essere realisti”.

Avidità, cinismo, realismo e mansioni atte a ricevere un emolumento con il quale soddisfare la propria crapuloneria. “Avevo un tremendo bisogno di questo Suv”, (Franco Fiorito).  Si riassume in questa morale la cattiva politica, il berloscon pensiero, la dottrina che ancora regge le sorti del Paese che da una mentalità paesana non si è mai emancipato.

Bisogna riflettere che sono queste, con questa morale, le persone che occupano gli scranni e che se sono queste le persone di cui molta gente nel popolo condivide la “morale” e che vota.  Gente arresi da sempre che si proclama vincitrice per essere salita sul carro o invidiosa perché non c’è salita.  Bisogna riflettere e comprendere che al di sopra di intendimenti economici nulla cambia se non in proporzione al cambiamento della mentalità.  Solo la cultura ci salverà.