Non è vero perchè non mi piace.

La Corte costituzionale “ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270, il  cosiddetto “Porcellum”.   Viene delusa così la forte aspettativa di cambiamento mostrata la scorsa estate quando tra luglio e settembre 1,2 milioni di cittadini aderirono al referendum.

Certe reazioni ‘a caldo’ della società civile di fronte alla pronuncia, che circolano in questi giorni,  parrebbero dimostrare quel  ‘disagio della civiltà’ che si manifesta di fronte alla repressione del ‘principio del piacere’ e che alla fin fine pare governare le loro coscienze:  si rivendica il rispetto delle regole e delle istituzioni contro l’inciviltà dilagante, ma quando la realtà non ci corrisponde ecco riaffiorare la ‘libertà istintuale’ dell’individuo che le si contrappone.

La questione è: se la Corte avesse ammesso le due richieste di referendum, le reazioni sarebbero state per questo più giuste?

Nella cultura anglosassone si usa l’espressione wishful thinking per indicare una convinzione, con le decisioni che ne conseguono, che si fonda su ciò che piace immaginare piuttosto che sulla evidenza e la razionalità.  In italiano potremmo renderla con il “non è vero perchè non mi piace”.  E la stessa cultura anglosassone ha prodotto in America una  Dichiarazione d’indipendenza (1776) che afferma, tra l’altro:

“(…)Che ogniqualvolta una forma di governo diventa distruttiva di queste finalità è diritto del Popolo modificarla o abolirla ed istituire un nuovo governo, posando le sue fondamenta su tali principi ed organizzandone il potere nella forma che pare la migliore per realizzare la propria sicurezza e felicità. La prudenza, in verità, detta che governi in vigore da molto tempo non siano cambiati per motivi futili e passeggeri; e conformemente l’esperienza ha mostrato che il genere umano è più disposto a soffrire, finché i mali siano sopportabili, piuttosto che raddrizzarsi abolendo le forme alle quali si è abituato; ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, mirate invariabilmente allo stesso scopo mostra il progetto di ridurlo sotto un dispotismo assoluto, è suo diritto, è suo dovere rovesciare tale governo e procurare nuove salvaguardie per la sua futura sicurezza.(…)“.

Le dimensioni della coscienza sono la consapevolezza e la coerenza.  Il punto è non cedere mai alle convenzioni per rifugiarsi nelle ideologie, in cambio  di un po’ di sicurezza, e ricordare, parafrasando Platone, che la Costituzione è fatta per gli uomini e non gli uomini  per la Costituzione.

In conclusione ecco tre  tesi per lo spirito:  i) la Corte costituzionale ha sbagliato perchè non è vivente;  ii) in democrazia il diritto di contrapporsi deve essere esercitato per le vie istituzionali, anche attraverso i partiti che sono interfaccia tra cittadini e Governo, ma non contro le Istituzioni medesime;  iii) le rivoluzioni sono momenti particolari della generale evoluzione e sono ammissibili, quando necessarie.

 

 

 

 

 

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