Se con la cultura non si mangia, di ignoranza si muore.

Una tra le principali cause del declino del nostro paese e che “si fa in modo che si riduca il consenso sociale attorno alla cultura e tra le cose ‘sdoganate’  ci sono la rozzezza e l’ignoranza”.

Questa amara constatazione  è quanto scaturisce da una recente analisi sociologica sullo stato delle competenze linguistiche nella popolazione italiana condotta  attraverso gli esiti delle prove di ammissione alle facoltà universitarie (“L’Italia dell’ignoranza”di Graziella Priulla, ed. FrancoAngeli, 2011.  Libro recentemente recensito da Mario Pirani sul quotidiano  ‘laRepubblica’).

Alla facoltà di Lettere di Firenze, per esempio, risulta che il 50% degli studenti non abbia superato il test d’italiano: per alcuni di loro la ‘lottizzazione’, che  magari criticano come uno dei mali della politica, significa ‘fare le lotte’.

D’altra parte, dalle comparazioni internazionali risulta che meno del 10% della popolazione italiana è in grado di comprendere, indipendentemente dal livello d’istruzione, i contenuti di qualsiasi testo ai 2 livelli più alti dei 5 previsti dai test (gli standard internazionali sulla competenza alfabetica si pongono tra valori compresi dal 20% al 30% della popolazione). A simili  risultati era giunto con le sue analisi Tullio De Mauro, allarmato per l’analfabetismo di ritorno che coinvoge  una gran parte della popolazione.

Ho aderito con convinzione al referendum per cambiare la legge elettorale esistente, tuttavia mantengo anche la convinzione  che la democrazia si fonda sulla cultura di una popolazione e di conseguenza sulla sua capacità di partecipare e di comunicare.

Ora, ricordando  quanto sosteneva Walter Lippmann, sebbene in relazione alla funzione della stampa: “(…) Il governo rappresentativo (…) non può funzionare bene, quale che sia la base del sistema elettorale, se non c’è un’ organizzazione  indipendente che renda i fatti non visti comprensibili a quelli che devono prendere le decisioni”  (L’opinione pubblica, 1921), vi è da chiedersi, una volta  garantito il diritto di scegliere i rappresentanti politici in Parlamento,  come potranno  esercitare tale diritto quei cittadini di oggi e di domani che risultano ‘ignoranti’.

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