Testi

Essere per il popolo. La Cancelliera Tedesca, Angela Merkel, ha firmato con i vertici dell’industria e dei sindacati la “Carta dell’orario di lavoro orientato sulla famiglia” (Charta der familienfreundlichen Arbeitszeiten), accompagnandolo con questa esortazione: “Imprenditori, siate creativi su questo tema, altrimenti costringerete noi leader politici a essere creativi per tutti”. (Berlino, febbraio 2011)

Il bon ton dello spirito (di Walter Bocelli).  Persone noiose, pedanti e prolisse ripetono sempre le stesse cose.  Ma anche se siamo in grado di prevedere con certezza dove il discorso di un interlocutore va a parare è necessario non interrompere il discorso fino a che l’interlocutore non lo abbia concluso, sia esso una persona o un libro, qualsiasi sia la sua autorità.

In definitiva quindi qualsiasi interferenza prima che il discorso sia concluso costituisce errore. Anche se il discorso è prolisso o ci pare fuori tema deve essere comunque permesso all’interlocutore di concludere salvo a rilevare alla fine e solo alla fine l’errore ed educatamente anche la prolissità.

Non bisogna aver fretta di capire o di dimostrare di aver capito, né agli altri né a noi. La sospensione della comprensione come del giudizio è fondamentale. Tenere sospeso significa non dare voce al proprio io affidandosi completamente all’interlocutore finché il discorso non si è concluso senza tema di dimenticare o di essere sconfitti.

Spesso è la paura di dimenticare, di non riuscire a riallacciare il filo, che fa perdere il filo stesso del discorso distraendo dalla parola dell’interlocutore, provocando interruzioni che prima che nell’interlocutore sono dentro di noi e che danneggiano sia noi sia l’interlocutore.

Del resto non possiamo essere sicuri di aver inteso finché il discorso dell’interlocutore non è completamente giunto ad una fine. Si deve sempre lasciare concludere il discorso e allora e solo allora possiamo se c’è da obiettare, obiettare.

Ogni interruzione fuori o dentro rende difficoltosa la comprensione e crea disagio sia interno che esterno. Saper ascoltare è tutt’altro che facile e poche, pochissime persone lo sanno fare.  Saper ascoltare non è una virtù innata, saper ascoltare è una virtù da apprendere, occorre addestramento.

La capacità d’ascolto è minima nei bambini la cui attenzione può essere catturata solo per pochi istanti e per cose che li riguardano e li interessano direttamente. Crescendo l’individuo deve imparare che il  mondo non è a sua disposizione, e che per poter apprendere, per poter crescere, deve prestare attenzione al mondo esterno anche quando il mondo esterno non giunge a lui e a lui non si interessa.

Banalità, ma queste banalità sono alla base dell’educazione dello spirito, della nostra cultura e di qualsiasi cultura in ogni tempo. Dalla capacità di ascolto si può capire il grado di maturazione raggiunto da un individuo e il di civiltà di un popolo.  È un indice di civiltà tanto di una persona quanto di un popolo.  Mi piacerebbe vedere qualche  video e ascoltare discussioni in convegni e dibattiti in diverse nazioni.

 

Cultura e pianificazione urbana. Il Museo “104” di Parigi in rue  Aubervilliers è stato inaugurato nel 2008 come centro culturale polivalente nel quartiere popolare e periferico di Aubervilliers, ritenuto il più violento della città. Uno spazio  reso bellissimo dalla ristrutturazione, costata al Comune 100 milioni di euro, di un palazzo che dal 1905 era la sede municipale delle onoranze funebri di tutta la città. Il progetto era un laboratorio  della creazione, dedicato ai giovani (le manifestazioni a pagamento prevedono la tariffa ridotta del 50% fino ai 26 anni e oltre i 65), con residenze di artisti e iniziative per la diffusione dell’arte contemporanea, per il quale il Comune di Parigi prevedeva una sovvenzione di 8 milioni di euro all’anno.  Nel febbraio 2010 il progetto era entrato in crisi per i tagli che il Comune aveva allora annunciato, motivandoli  col presunto scarso insediamento nel panorama culturale parigino.  All’epoca della realizzazione del progetto vi furono forti contestazioni sia da parte di alcuni intellettuali che da parte del popolo residente nella banlieue, che chiedeva conto dei soldi spesi “invece di essere investiti in nuovi alloggi”.  Ma il Sindaco di Parigi Bertrand Delanoe si dichiarò convinto che la nuova fabbrica dell’arte potesse essere un soffio benefico per la vita culturale della capitale: “L’Arte fa miracoli”.

 

Laicità. Il 26 aprile  2009  Berlino  disse no al Referendum ‘Pro Reli’, che proponeva di introdurre nelle classi tra i 12 e i 16 anni corsi di religione obbligatori che, se fossero stati introdotti, avrebbero avuto lo stesso statuto (ed effetto) dei corsi di etica secolare introdotti nel 2006. Nella maggior parte dei 16 Stati (Bundeslaender) della Germania è infatti prevista la scelta facoltativa tra le materie “religione” (cristiana, ebraica,musulmana o  qualsiasi altra) insegnata da docenti provenienti dalle diverse comunità religiose (o atee) e “etica secolare”.  L’articolo del link  illustra bene la situazione, che molti commentatori di allora avevano ricondotto alla Kulturkampf della fine del 19° secolo, ma ciò che qui si vuole mettere in evidenza è piuttosto la differenza di scala che può esistere tra livelli diversi di cultura all’interno della stessa civiltà.   L’Associazione di base Pro Reli (“per la religione”), proponente il referendum, era costituita da cattolici, protestanti, ebrei e musulmani (sostenuti dalla CDU e dalla Cancelleria), mentre l’associazione Pro Ethik (“per l’etica”) soprattutto dal Sindaco di Berlino, il socialdemocratico Klaus Wowereit (SPD).

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